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I GERASENI

Pubblicato da enzo su 4 Febbraio 2013, 10:24am

Lui era un matto che vagava tra le tombe: non c'era verso di fargli lasciare quel luogo angusto e maledetto. Si faceva del male e inveiva contro se stesso e contro chiunque cercasse di avvicinarlo. Lui lo avvicinò e gli impose di liberarsi di quei fantasmi, di quel cimitero in cui continuava a vivere solo in apparenza. Cosa vuoi, tu? Lasciami in pace la sua risposta. Ma alla fine lasciò liberarsi da quella ossessione, mentre tutto quel male finì con lo sparire, insieme a tutti i suoi fantasmi, a quel sudiciume che lo gtenva prigioniero e che aveva il volto di un branco di porci, di cose inutili e immonde di cui gli altri erano soliti vivere. Ma liberarsi di quel male significava portare un cambiamento nello status quo a cui tutti erano abituati, pregiudizi compresi, cosicchè a chi era venuto a liberare quello sventurato, i Geraseni imposero di andarene, di lasciarli in pace: che quella situazione incancrenita stava bene a tutti.

E' questo il senso del Vangelo di oggi. Ancora una volta chi viene a sconvolgere la nostra vita, anche se essa sa ormai di morte, è accolto con sospetto, respinto. Cambiare lo status quo implica una fatica, un accettare un cambiamento che non è mai indolore: meglio continuare a vivere prigionieri di ciò che siamo stati e di come siamo abituati a giudicare e ad essere giudicati: è morte - è vero - e non contiene speranza, ma del resto dare corpo alla speranza implica sempre un impegno che non sempre siamo pronti a prenderci. La fiducia è un investire come la sfiducia è una difesa, un contenere le spese, risparmiare, tagliare su tutto, persino rinunciando a ciò che ci è essenziale: essere liberi.

Ognuno di noi, mi sembra, naviga o ha navigata nel suo cimitero, tra le sue vecchie idee e le sue facili conclusioni tascabili; ciascuno di noi prefererisce o ha preferito chiudersi impaurito piuttosto che aprirsi ad una liberazione. Meglio il nostro esilio, meglio la nostra ciotola di cibo da schiavi in Egitto che metterci in marcia verso un'altra terra, anche se ci vengono a raccontare che là scorre latte e miele. E ciascuno di noi alla fine non vuole o non ha voluto ascoltare quella buona notizia preferendo accontentarsi di non averne di cattive. A me credente - quando lo sono - la mancanza di coraggio, non voler accettare di essere liberato dalla mia tristezza, fa dubitare di aver creduto davvero a quella buona notizia, perchè se fosse bella sarei felice e fiducioso, e se non lo fossi significherebbe semplicemente che non ci ho creduto sufficientemente.

Alla Chiesa di oggi, a noi, piacerebbe porre questa domanda sulla sua fede nel fatto che qualcuno ti venga a sollecitare verso il cambiamento e la liberazione. Lo Status Quo non è di chi è stato toccato dallaa novità: Ogni santo, da Paolo a Francesco a chiunque altro da questa novità è scaturita la forza la voglia la fiducia per cambiare il proprio mondo e la propria vita

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