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IL TEMPO DELLA GIUSTIZIA

Pubblicato da Blogger su 3 Febbraio 2013, 16:54pm

Settanta articoli per diventare pubblicista, 18 mesi da praticante per poter accedere al giornalismo professionistico. Sono le regole imposte dall'Ordine dei Giornalisti per accedere all'Albo (101 euro di iscrizione all'anno). E' la trafila che abbiamo fatto in tanti per essere della Professione.

Settanta articoli mai scritti e inventati dal nulla sono stati, circa 12 anni fa, il lasciapassare per una articolista un po' più uguale degli altri, maritata con il direttore di un Ministero, per poter diventare manager, scalzando la concorrenza più o meno qualificata di chi anni fa avrebbe potuto condurre l'Ufficio Stampa del Ministero medesimo, senza averne i titoli. Della cosa si parlò in Redazione ridendone, come per una bravata. E qualcuno si irritò tanto da chiedersi il senso della propria gavetta e da mobilitarsi perchè venisse fatta giustizia. Dal sindacato competente le sue rimostranze vennero rintuzzate con l'espressione "collega, ci sarebbero gli estremi per una querela ma sappi che, facendo questo, dovrai cambiare mestiere".

Non se ne fece nulla. La redazione affidò a chi protestava la responsabilità di un web site che avrebbe dovuto trovarsi, tempo un anno, la copertura finanziaria. Ci si attivò, si portò in direzione il piano di investimento: la lettera rimase su quel tavolo un anno esatto: il tempo necessario perchè quel tale venisse alla fine convocato per sentirsi dire "collega, come vedi è andata male. A questo punto non resta che trarne le conseguenze". Dimissioni.

Sono trascorsi più di dieci anni da quegli avvenimenti. Nel frattempo nelle scorse settimane un articolo su un quotidiano nazionale a raccontare che quei coniugi sono sotto inchiesta (lui ai domiciliari, lei in galera) per malversazioni e appalti truccati.

Dieci anni sono tanti, con tutte le loro frustrazioni e le occasioni mancate, la terra bruciata attorno ad uno che può ritenersi scomodo, pericoloso. Ma alla fine la lenta giustizia italiana sembra essersi mossa (quattro anni di intercettazioni) e sembra aver fatto il suo corso, senza nessun desiderio di vendetta ma con la legittima aspirazione ad una giustizia anche terrena. Mi sono chiesto spesso in questo tempo se ne fosse valsa la pena, salvo potersi svegliare e guardarsi allo specchio senza provare vergogna.

Ne è valsa la pena, suvvia, ho quasi l'impressione che questa parvenza di giustizia sia un po' più uguale per tutti, benchè i tempi non scorrano per tutti allo stesso modo.

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