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LE NOTTI DI S.BARTOLOMEO

Pubblicato da enzo cilento su 7 Febbraio 2013, 18:21pm

C'era una vecchia canzone dei Rokes, il gruppo di Shel Shapiro per intenderci ("Che colpa abbiamo noi" e compagnia), che si intitolava "Le opere di Batolomeo" e raccontava la storia di un lavoro ripetitivo e noioso, forse da catena di montaggio, da cui prima o poi questo mitico Bartolomeo si sarebbe affrancato. Solo per una bislacca assonanza, credo, questa canzone della mia primissima infanzia mi è tornata in mente leggendo un articolo sulla cronaca locale di Bologna.

Bologna, da sempre, è una città universitaria, una città dei giovani e degli studenti: non a caso l'Alma Mater emiliana, l'università, è tra le poche a figurare tra le università italiane di qualità nelle classifiche mondiali, per quanto molto ma molto dietro (ma le altre stanno peggio...). In pieno centro a Bologna la vita ferve fino a tarda notte ed è normale che sia così in una città di ragazzi, cosicchè nella centrale chiesa di San Bartolomeo si è pensato, canonico in testa, di tenere aperta la chiesa fino a tardi, quasi per fare mattina assieme per così dire. Prima proponendo la lettura dei salmi e relativo commento; poi per gustarsi un brano di musica classica dal vivo; poi infine per dare l'opportunità anche ai giovani bolognesi nonchè a quelli di passaggio in città e con la passione per la musica, di esibirsi in chiesa e di mettere in luce anche il proprio talento.

L'iniziativa sembra che stia avendo un buon successo, costituendo in breve un'alternativa non disprezzabile ad altre forme di ritrovo e di relax che Bologna "la grassa" propone di notte.

Mi sono così ricordato di una iniziativa a cui ho partecipato un paio di anni fa a Roma (ma ve n'è traccia anche altrove e mi sembra non solo nel Vicariato di Roma). Di sera, alla domenica o a scelta e secondo le diverse aree della città, migliaia di giovani e di meno giovani si raccolgono per parlare di "Dieci Comandamenti" e per ascoltare della buona musica dal vivo, spesso eseguita anche da ottimi professionisti dell'Accademia di Santa Cecilia. Ecco: scenari spesso incantevoli, musica di qualità, un approccio col sacro e con la propria interiorità che sa proporsi anche secondo le modalità correnti e per certi verse inattese del panorama culturale attuale, senza cadere nella banalizzazione del giovanilismo a tutti i costi.

Credo che di questo abbia sete la gente e di questo abbia bisogno - magari non solo di questo - la Chiesa del XXI secolo.

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