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CONDANNATI A DELINQUERE

Pubblicato da Blogger su 7 Febbraio 2013, 10:26am

Occorreva che intervenisse clamorosamente l'Europa perchè la situazionE della carceri italiane finisse in prima pagina, anche a seguito della prima visita di un Capo dello Stato, Napolitano, a San Vittore. I numeri (una sproprozione di ventimila unità tra la recettività delle carceri e il loro reale affollamento) sono ormai noti a tutti e non stupisce che gli appelli di Pannella e della ministro Severino siano rimasti inascoltati (tra l'altro mi chiedo se in un Paese civile, in tema di grandi opere, non ci si debba interessare anche all'edilizia carceraria, considerando oltretutto la finalità rieducativa dell'esperienza della detenzione. A meno che non passi l'idea del lager).

Che la logica del disinteresse o quella del lager siano quelle prevalenti del resto mi sembra certificato dai fatti e dallo stato delle cose. Tutto il mondo civile dovrebbe sentirsi sollecitato (ma questo magari è troppo nel Paese in cui ci si è abituati al peggio). Il mondo cattolico, il mondo laico e quello di marca socialdemocratica: come si fa a non capire che la civiltà di una nazione è data dalle condizioni di detenzione di coloro che hanno un debito da pagare e che magari vorrebbero pagarlo, da riabilitati, anche essendo messi nelle condizioni di essere finalmente "utili" al sistema Paese?

Di contro così si rischia solo l'incattivimento e l'ingiustizia. Mi verrebbe da dire che al male non si può rispondere con il male: che il bene va costruito, che l'errore si sradica con un sistema che non sia lassista ma che affermi la sua autorevolezza proprio dall'alto della sua giustizia, in quanto interessato al bene di chi gli è affidato. Quale differenza tra la legge del taglione, la vendetta e una detenzione che anzichè redimere e convincere che c'è un'altra via, finisce con l'esacerbare e con il radicare l'idea che lo Stato è un Padre ingrato, cattivo che va frodato?

La frode e il delitto non trovano mai giustificazione - mi si dirà - ma soprattutto non ne trovano nel momento in cui non sono alla risposta ad un disinteresse effettivo al bene dei cittadini. Uno stato ingiusto non solo non ha leggi giuste ma in certo modo rischia pericolosamente di "autorizzare" comportamenti quanto meno di rivolta.

E la rivolta al sistema giustizia italiano rischia di diventare inevitabile di fronte alla manifestazione palese di questa ingiustizia che si chiama disumanità. Non si tratta infine neppure di buoni sentimenti e di debolezza: la forza della nostra debolezza sta nella sua giustizia inattaccabile, come spiega San Paolo e prima di lui Socrate, e la presunta debolezza è l'unica in grado di vincere le ragioni del male e i suoi alleati.

Già solo per questo bisognerebbe sentirsi interpellati e mobilitati; perchè o il nostro sistema di vita riteniamo che vada difeso convincendo che esso ha a cuore la sorte di tutti; o invece la sorte di chi si sente trascurato grida vendetta e si sente legittimata ad operare come ha sempre fatto, reagendo all'indifferenza con il totale dispregio di qualsiasi regola.

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