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Le notti di Giacobbe

Pubblicato da enzo cilento su 17 Maggio 2013, 17:57pm

"Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: "Lasciami andare perché è spuntata l'aurora" Giacobbe rispose: " Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto". E' il racconto della Genesi (33,25)

Lottiamo tutti nel cuore della notte dopo aver portato con noi ogni nostro avere e dopo aver guadato il fiume; aver vinto la corrente. E si tratta di una fatica improba, terribile, lacrime e sudore, perché la riva ogni volta sembra allontanarsi e sembra non avere mai fine la traversata.

Ma è la lotta e la resistenza, la determinazione e il coraggio che rendono l'uomo grande, che gli fanno scoprire tutta la sua energia, la sua volontà: "voglio essere benedetto" - dice Giacobbe. Sì, voglio essere benedetto per tutta la fatica della mia storia, in omaggio alla mia vita, ai figli che metto al mondo, perché li porto con me, ovunque, due mogli e undici bambini, me ne prendo cura e me ne assumo la responsabilità.

Voglio insomma che tu coroni i miei sforzi, che tu li benedica, li riconosca, non li maledica: che io non li abbia fatti invano: con gioia e dedizione come ho fatto, pur di fronte al sacrificio.

E così, come in una danza notturna tra le ombre, la Danse Macabre di Sant Saens, ognuno di noi come il padre Giacobbe lo vuol conoscere il nome di chi gli è di fronte: "dimmelo, t'imploro, perché sappia qual è la forza con la quale mi trovo ad avere a combattere, così che il mio esercito sia pronto alla battaglia e il mio scudo e la mia corazza siano adeguate allo scontro".

Chi sei tu che mi colpisci al femore e mi rendi zoppo e chi mai sono io che trovo ora questa energia, questo coraggio che non pensavo di avere?

Sono lo stesso - dirà - che ti parlò in sogno sulla strada verso Carran per dirti che sarei stato con te e che ti avrei protetto ovunque tu fossi andato; che ti avrei fatto ritornare in quella terra, perché non ti avrei abbandonato senza aver fatto tutto quello che ti avevo promesso.

Sono Colui che ti ha cambiato nome, da Giacobbe ad Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto, tu con la tua discendenza innumerevole come la polvere della terra.

Perché è solo questo che vince: il coraggio ed il saper soffrire.

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