A volte bisogna proprio fermarsi e chiedersi cosa si sta facendo.
Non a tutti è dato farlo, perché le necessità quotidiane, impellenti, opprimono e c'è da pagare questo e quello, c'è il figlio da crescere, da mandare a scuola, all'università, l'esame medico da pagare, il mutuo che scade o forse persino la vacanza da saldare. E allora il vortice è tale, il meccanismo è messo in moto, che fermarsi è proprio impossibile. E allora fermarsi è un lusso: al più si può rallentare e ci si può interrogare quando sarà mai possibile fermarsi.
Per questo c'è da ringraziare Dio e c'è da ritenersi dei privilegiati se è possibile riflettere appunto, mettersi in stand by, per un usare un termine moderno.
Forse già per questo Dio ti dovrei ringraziare: perché io posso farlo!
E allora bisognerebbe volgere lo sguardo a chi non può farlo: ai vecchi ad esempio, che continuano a combattere per la sopravvivenza, per i figli da mantenere e da aiutare; i vecchi a cui rimproveriamo di attaccarsi ad un televisore dalla sei del pomeriggio fino a sera, pretendendo da loro che leggano e che si coltivino, loro che hanno speso una vita a dare e, con i loro limiti, a coltivare, figli e nipoti, alunni e generazioni. Siamo senza pietà. Li amo io? Non li so amare.
Bisognerebbe volgere lo sguardo alla gente semplice che non si può fermare e che pensa di poter essere più felice con una casetta propria, un telefonino nuovo, con il vestito della festa, con le sue abitudini e le sue preghiere semplici e devozionali, i fiori in chiesa e le messe per i propri morti. Pretenderemmo che cambiassero testa e mentalità. Li amiamo? Forse non li sappiamo amare.
Guardare chi si dibatte tra le macerie della propria famiglia a pezzi, separati e figli altrove, fallimenti, fuori dalla Chiesa o quasi, con una identità sessuale contrastata, a migliaia di chilometri dalla Colombia e dal Brasile, notti all'addiaccio e al più unioni non riconosciute, osteggiate, strappate con violenza, voci baritonali e corpi metà donne e metà maschio, fuori da tutto spesso e a lungo: anche a loro spesso non è dato di fermarsi. Che non amiamo abbastanza: neppure loro.
E la gente sola, chi si è persa per strada, che non è più uscita dal trauma di un esame universitario non riuscito, che continua a frequentare le navate della chiesa ripetendo le stesse cose da venti anni; e i loro familiari, ossessionati dal futuro di quel figlio; e ammalati e senza nulla e casa e amici; e chi vede la propria vita come uno sfacelo, il suo corpo, i suoi sogni, le sue aspettative; chi raccoglie mozziconi e chi raccoglie i cocci di una relazione andata male e tutto il resto. E che, se si son fermati era solo perché era impossibile ripartire.
Mi ami tu? - ci chiedono non una, ma mille volte, soprattutto se ti fermi e non vai di fretta per strada perché hai le tue cose da fare. No che non li amo.
Ed è per questo che mi sono fermato stamattina e che mi sono sentito interrogato. E quel Dio che dico di amare lo amo? Se mi fossi fermato ad accudirlo, avrei colto quanto mi è stato dato: lo avrei amato. Ma ho avuto troppo da fare, per me, e non mi sono fermato neanche per un attimo.
Cosicché anche la mia solita ansia l'ho attribuita a Lui, a quel tiranno che fa sì che questa vita sia impossibile fermarla; e non a me, invece, che sono il vero tiranno di me stesso.
Quelli, quelli che la sera gli si chiudon gli occhi davanti alla tv, ad ottanta anni, dopo aver cresciuto me e i miei fratelli, quelli che accuso di non leggere e di non prendersi cura di sé, quelli che non hanno che occhi senza lacrime per piangere, che in chiesa vanno a pregare un Dio che sentono però come unico appiglio, più di me, che non pretendono nulla se non di esistere, senza neanche capire, quelli hanno amato ed amano. A loro un Gesù qualsiasi ha affidato le sue pecore, il suo gregge e continua a farlo oggi.
E ora che mi sono fermato e che mi è stato concesso di farlo, che il suo Spirito mi ha buttato in viso l'aria gelida di questo mattino, solo da questa misericordia, verso me stesso e gli altri posso ripartire, se non voglio che questa pausa non sia stata inutile, una tra le tante, come la sobrietà dell'alcolista tra una sbornia e l'altra.
Averla quest'aria gelida in viso tutte le mattine! Eccolo lo Spirito, la brezza, prima del tuono e del temporale.