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Le cose del Padre

Pubblicato da enzo cilento su 8 Giugno 2013, 18:28pm

Maria custodiva tutto quanto le accadeva nel suo cuore, senza parlarne, e intanto maturava la consapevolezza di quanto le era capitato.

Con questa considerazione si chiudeva il Vangelo di quest'oggi.

E non posso fare a meno di pensare a quante volte teniamo nel nostro cuore - custodendo, talora meglio, altre volte sbottando o solo traendone materia per elucubrazioni inappropriate - ciò di cui veniamo prendendo atto.

Si rimane talora sorpresi di se stessi, quando di fronte a situazioni pur prevedibili reagiamo con imprevedibili reazioni; prendiamo atto della incredibile comunione che si può creare e sperimentare con uno sconosciuto, magari per un attimo o per un solo viaggio in treno; possiamo sperimentare la distanza siderale e l'estraneità che proviamo d'improvviso per chi pure ritenevamo della nostra genia e della nostra sensibilità. E spesso si sceglie saggiamente di considerare e di tacere.

Mi ricordo a questo proposito una vecchia canzone di De Andrè, Le Passanti, mi sembra tratta da un testo di Brassens, nella quale si descriveva appunto quella magia inattesa e che sarebbe durata solo un frammento di viaggio tra due anime impegnate a percorrere una tranche de vie in treno, "immagini care per qualche istante sarete presto una folla distante, scavalcate da un ricordo più vicino; per poco che la felicità ritorni è molto raro ci si ricordi degli episodi del cammino".

Maria in ogni caso registrava.

E registrava di questo figlio perso nel Tempio di Gerusalemme, ritrovato a dibattere con gli scribi ed i maestri, da par suo; del rimprovero mossogli e della risposta di lui "non sapevate che mi devo occupare del cose del Padre mio?".

Non mi ha mai fatto specie oltretutto la risposta in sé, ma mi sono sempre chiesto e ancor oggi me lo chiedo in cosa consistessero le cose del Padre, suo e nostro, peraltro. Probabilmente solo la sua Volontà.

Non esiste - intendo - un ambito di questa vita e del creato che non sia cosa del Padre suo: tutto gli appartiene e tutto è pertinente al suo amore ed alla sua Provvidenza perché, se così non fosse, dovremmo pensare che molte delle cose di cui gli uomini si occupano (la stragrande maggioranza) non gli interessano, mentre di contro tutto ciò che è bene comune ed è condivisione di responsabilità sicuramente gli appartiene, ogni cosa secondo il compito che è assegnato a ciascuno di noi; mentre di certo non può riguardare Lui ciò che attiene al nostro solo egoismo e ad un'ambizione smodata.

Per Gesù, le cose del Padre coincidevano con la sua missione di salvare il mondo donando la sua vita, sulla croce; per ciascuno di noi, sono cose del Padre, quelle piccole fatiche quotidiane, che comunque ci fanno partecipare alla specie di coloro che tutelano quanto appartiene al Padre: i suoi Figli. E ciascuno lo fa rendendosi partecipe a questa opera, senza moralismo. Insegnando, garantendo il rispetto dell'ordine e della legge; gestendo l'amministrazione pubblica, scrivendo, facendo il giornalista, lo scrittore, il poeta, l'attore, il pittore e l'imbianchino. Ciascuno accettando di occuparsi di ciò di cui si occupa come se lo facesse per tutelare le cose del Padre suo, di quei figli soprattutto che a lui stanno a cuore.

Il che infine non ci preserva da quella domanda che tante volte riemerge nella nostra coscienza: quali sono le tue cose da tutelare e di cui mi devo occupare? Per onestà, quasi sempre: talora per orgoglio, perché vorremmo poter fare di più: chissà.

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