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La vita di Nain

Pubblicato da enzo cilento su 9 Giugno 2013, 04:43am

Ogni medico si avvicinava ai suoi pazienti e stava loro a fianco: non si trattava di dar loro i farmaci giusti, ma solo il farmaco che tutti aspettavano: di essere accolti ed ascoltati.

E le madri, vicino al loro letto e nei corridoi trovavano sempre qualcuno pronto ad accoglierle, quelle donne coraggiose eppur stanche: "Mica sarà venuta qui per dirmi che ho perso il mio unico figlio?".

Perché ciascuno di noi possiede spesso un unico figlio a cui proprio non può rinunciare, senza il quale non potrebbe vivere.

La sua vita, quella del figlio unico, è la sua vita, quella della madre: "guardi, cerchi di capire le mie ragioni. Io non voglio tenerlo per me. Basta che faccia la sua vita, che sia per tutti il dono che è stato per me, fin da quando l'ho concepito".

Passerà, come allora per quel corridoio dell'ospedale di Nain, quell'uomo che sa ancora commuoversi e che glielo restituirà; "Alzati" - gli dirà - "Torna a vivere". Non è importante dove e con quali mezzi, ma "Torna a vivere"; ed è questo l'amore che sa dare quell'uomo che passa per Nain: che non pretende nulla da chi riprende a vivere: solo che ritorni a farlo.

E lui, il giovane, si rialza e torna a respirare, come il figlio della vedova di Sarepta su cui Elia si stende tre volte come a trasmettergli il suo calore umano, a sfiorargli le guance e le labbra ormai livide ed intirizzite, per passargli di nuovo lo spirito della vita.

"Non sono venuto qui per chiedere il conto dei tuoi peccati e per strapparti l'unico tuo bene" - dice alla vedova. Il suo unico obiettivo era dimostrarle che non esiste colpa che il Signore della Vita non perdoni con una nuova Vita. Ma questo anche la gente di Nain non lo sa.

Giudica e giudica il dolore e la morte di ogni figlio come la sentenza di Dio.

A Nain è diventata un'abitudine quella di stare a fianco a chi ha un figlio ammalato, un'idea che va morendo, una speranza che ha difficoltà a farsi cosa: soccorrere un giovane che sogna un lavoro, un anziano che desidera un ricovero, un idealista che lotta da una vita per un progetto, una donna che desidera un tetto dove mettere al mondo i figli e dove aprire il suo studio per soccorrere chi le chiede aiuto.

Nain è il posto in cui vorrebbe abitare ciascuno di noi e dove ogni uomo ha la sua casa. Cercatela sempre la via per Nain, anche se le cartine ne hanno cancellato il nome; se il deserto ci divide da questa città santa e bella; se gli uomini ne hanno volutamente cancellato la memoria.

Anche se Nain è solo un pallido ricordo, rammentiamoci che esiste: che dobbiamo perseguirla e desiderarla: fino all'ultimo respiro. E' la città di Dio, ed è la città per l'uomo. Non accontentatevi del dormitorio in cui vogliono mettervi.

Pensate a Nain e riprendete a vivere.

Anzi, "Alazatevi" come disse quell'uomo che un giorno l'attraversò, rimettendola in vita, lasciando che i morti seppelliscano i loro morti.

Buona domenica.

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