Chissà quali sono le "molte cose che ancora ho da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso" di cui parla oggi il Vangelo di Giovanni (16, 12-15).
Forse, la prima è che non tutto sarà rose e fiori, che sul cammino troverete i vostri begli ostacoli: che vi faranno la guerra, prima di ogni altra cosa. Che troverete tanta ipocrisia, tante doppie vite fatte di una pubblica virtù e di una sfera privata assai diversa; che quello che vi accadrà non sarà la soluzione di tutti i vostri problemi, neanche tutto fosse toccato dalla bacchetta magica; e che infine conoscerete delusioni e rifiuti, porte chiuse in faccia e tradimenti, malattie, invecchiamento e morte; che sarete, per l più, dalla parte dei vinti e degli sconfitti e che rideranno di voi dicendo "Dov'è il vostro Dio" - come ricorda il salmista.
Ma a portarne il peso - ad essere onesti - non si è mai pronti; a meno che non ci sorregga una forza più forte della nostra; una lettura di quanto ci accade, assolutamente illuminata e che comunque non ci risparmierà le tenebre della nostra sofferenza, della solitudine e dell'incomprensione.
Quando la vostra onestà e la vostra integrità morale verrà considerata un orpello e fuori luogo; quando non vi arrampicherete come altri per far carriera; quando non aspirerete al lusso, al pubblico omaggio e al riconoscimento; quando non condividerete lo spettacolo spesso desolante di un mondo che si svende per tutto questo; allora sarà il momento in cui vi verranno suggerite molte cose all'orecchio.
Da una parte un "chi te le lo ha fatto fare? Gli uomini son questi e questo sognatore ti ha portato alla rovina ed all'isolamento: Fidati invece di me che ti faccio conquistare il mondo". Dall'altra "Non consiste in questo il bene: nell'aspettarti il plauso generale e il consenso di tutti. Non era questa la mia promessa, né del resto potevo dirtelo: non saresti stato capace di portarne il peso".
E tu, frastornato, come un Giobbe qualsiasi potrai solo pensare che te ne stai andando nudo, così come sei venuto, al mondo; e talora anche solo, almeno in apparenza, perché è la solitudine la sola compagna che ti è data di fronte a quella che per tutti è solo la sconfitta di un illuso. Non eri pronto a sostenere tutto ciò: ora è chiaro.
Ma per il mondo, di gente così ce n'è: puoi starne certo. Tante solitudini incomprese e persino incomprensibili; tanti perseguitati e oppressi, tanti derelitti e poveri; e gente che è nelle lacrime, almeno per ora; ammalati nel letto d'ospedale; senza lavoro; senza casa per strada e sotto i ponti; a dormire sui marciapiedi, vicino allo scarico dell'aria calda del negozio del centro; puttane e violate e povere anime che non ascolta nessuno; vecchi che scavano nel cassonetto del supermercato e quelli che non scavano per sola vergogna; chi il lavoro lo cerca in un annuncio ingannevole e fa il giro della città, a piedi o con i suoi bei mezzi stracolmi; chi si lascia staccare la luce e il gas e poi un giorno penso persino di buttarsi giù: dal terzo piano lei e i suoi bambini, "perché proprio tutto questo non l'avrei mai voluto".
Niente ci è risparmiato - per quanto si preghi e per quanto, mio Signore, ti si implori e tu ci abbia detto, molte cose appunto. Niente, nonostante la vecchia venga in chiesa in ciabatte a portare le bocche di leone del balcone e dell'aiola e si inginocchi sulle gambe storte e livide e le povere ciabatte e preghi "Mio Dio, non peggio!".
Il peso di questa verità che non ci salva dalla miseria e dall'incomprensione, sfido io chiunque volesse dirci che l'avesse previsto e l'avesse compiutamente messo in conto fino a sopportarlo come un Giobbe qualunque.
Quali cose ci volevi dire ancora, mio Signore, che non avremmo potuto reggere? Che gli amici ci avrebbero tradito; i vicini derubato, i figli e i nipoti dimenticato, che le nostre piaghe sarebbero state oggetto di repulsa per chiunque ci avrebbe solo sfiorato?
Non eravamo pronti è vero.
Non eravamo pronti, perché ci illudemmo che amarti ed ascoltarti, con tutta la nostra ribellione e disobbedienza (ma c'è uno obbediente in tutto e sempre?), ci avrebbe risparmiato questo cammino e questa fine.
Così non è: un Giobbe qualunque siamo: Nudi ce ne andiamo, a testa china, quasi sempre, sperando che qualcuno ce le ripulisca e ce le profumi queste ferite purulente per non dover arrivare a te davanti, fetenti e puzzolenti come il mondo ci riduce.