Ci sono due storie di dolore che si interfacciano nelle Liturgia della Parola di domani e sono entrambe tratte dal passo di Tobia: Tobi afferma "Gli insulti bugiardi che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia liberato da questa prova; fa' che io parta verso la dimora eterna. Signore, non distogliere da me il tuo volto".
Dall'altra, a Ecbatana, c'è la storia di Sara, che non è mai riuscita a concepire un figlio e che ha già visto morire sette mariti, tanto che una serva glielo rinfaccia come una colpa. Sara, salirà nella camera del padre con l'intenzione di impiccarsi.
Non lo farà solo "per non far precipitare nell'angoscia la vecchiaia di suo padre negli inferi".
Ma anche il Vangelo, del resto, è sulla stessa linea, con la storia squallida inventata dai sadducei e proposta per un commento a Gesù: quella della donna, sposa di sette mariti: "Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie?" - chiedono loro nascondendo a malapena il riso e il sarcasmo perché loro alla Resurrezione non credono.
E' un po' il tema di questi giorni del resto, dolore e insensibilità, derisione e lezioni di morale a buon mercato (nell'Ufficio delle Letture, Giobbe si vede giudicato dai suoi amici dabbene, cosicché il suo dolore gli viene indicato semplicisticamente come il risultato della giusta ira di Dio nei suoi confronti).
Il che poi dà ragione a quella frase scolpita nel sangue del II Libro di Samuele, dove David preferì nel suo peccato, "cadere nelle mani del Signore, perché è ricco di misericordia, piuttosto che in quelle degli uomini".
Sì, la giustizia degli uomini è spesso solo insultante e non ha nessun rapporto con la giustizia di Dio: ne è una squallida imitazione che ne riprende solo la condanna - quella che infliggono gli uomini - dimenticando la misericordia; loro che si fanno Dio e che quindi non solo non lo riconoscono ma ormai non lo conoscono affatto.
La loro giustizia è quella inflessibile di chi ti calunnia e ti condanna, bestemmiando, perché pronuncia il nome di Dio invano "Il Signore lo ha colpito con una malattia terribile, dal letto dove giace non si potrà più rialzare" - dice anche il Salmo.
C'è da pregare e da augurarsi di non far mai parte di quei tribunali umani che si spacciano per ispirati da Dio: di quelli che si attaccano alla lettera della Torah; alla Sharia, alla morte della pietà, perché Dio è sempre e soprattutto misericordia.
"Gli sta bene" - dicono i benpensanti; ma Dio non è benpensante. Dio è quella giustizia e quella comprensione che manca all'uomo.
"Cercavo in te la tenerezza che non ho, la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido". - diceva una vecchia canzone