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La sinfonia di Corinto

Pubblicato da enzo cilento su 17 Giugno 2013, 08:04am

"In ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra, nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama..." .

Più leggo questa seconda lettera di San Paolo apostolo ai Cristiani di Corinto e più me ne innamoro.

Ed è cosa ben strana: cose antiche e sempre nuove, forse perché lo Spirito non smette di vivificarle. Come si fa a non sentire l'orgoglio di essere ministri di così grande tesoro?

E lo siamo tutti, Giudei e Greci, giovani e vecchi, uomini e donne, laici e sacerdoti: tutti ministri e ambasciatori, volti e mani, gambe che portano sulle spalle la letizia di una Buona Novella che pure conosce tribolazioni e necessità, angosce e prigioni fatiche e veglie; eppure soccorsi e sostenuti da quella Sapienza che genera generosità e benevolenza, testimonianza e amor di verità, forza e misericordia, comunque vadano le cose, uomini resi nuovi, non semidei ma "uomini", Figli di un Dio che ci soccorre e che è la roccia su cui fondare la resistenza e l'energia di fronte al disonore e alla cattiva fama: così che è esattamente in questo che consiste la nostra gloria.

Impostori? Disconosciuti, feriti, afflitti, poveri?

Pieni di speranza, soprattutto: lieti e capaci di generar letizia in chi questa speranza non ce l'ha; ricchi al punto di poter donare a chi pure "possiede" molto più di noi; gente che non ha nulla, in apparenza, certo, mentre invece possediamo tutto: perché solo questa fiducia vale più di mille ricchezze.

Senza paura che qualcuno ce ne sottragga in alcun modo e sorpresi, ogni giorno, che questi beni, donandoli, si moltiplichino. Per Grazia, certo, e per dono.

Non si può non essere invaghiti di questa dichiarazione d'amore e di fede, di Paolo.

Mi guardavo la sua statua in Chiesa stamane e cercavo di riconoscerne le fattezze dell'ebreo tutto d'un pezzo ch'era stato; dell'implacabile osservante che fu, prima che qualcuno lo fermasse, ne fermasse la mano "Perché mi perseguiti?" ed ho sentito ammirazione per quest'uomo, ricordando quella soddisfazione, quella letizia che devo anch'io, ciascuno di noi, al Dio che s'è fatto presente nella nostra storia, cambiandola, qualsiasi sia stata la nostra Damasco e la sua voce, qualsiasi il cammino e i doni che ci siano stati elargiti.

Me lo divoravo con il cuore questo passo, mentre veniva proclamato sull'ambone: perché è vero, con quel che abbiamo, ci è dato tutto.

Un attimo dopo, sulle pagine del giornale, la foto dell'ultimo concerto dell'Orchestra Sinfonica di Atene. Si chiude: per mancanza di fondi.

Eccolo l'obbrobrio della nostra economia dominata dall'alta finanza. Alta? Chissà!

Anche di queste lacrime, di questa poesia spenta, per ora, si dovrà rendere conto, "davanti al Signore che viene a giudicare la terra " come nel Salmo 97.

Ma voi non vi stancate, di lottare, neppure di sperare. "Cantate inni ancora al Signore con la cetra, con la cetra e al suono di strumenti a corde; con le trombe e al suono del corno acclamate davanti al re, al Signore".

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