"Puoi tu dare la forza al cavallo e vestire di fremiti il suo collo? Lo fai tu sbuffare come un fumaiolo? Il suo alto nitrito incute spavento. Scalpita nella valle giulivo e con impeto va incontro alle armi. Sprezza la paura, non teme, non retrocede davanti alla spada. Su di lui risuona la faretra, il luccicare della lancia e del dardo. Strepitando, fremendo, divora lo spazio e al suono della tromba più non si tiene. Al primo squillo, grida:.Aah!...e da lontano fiuta la battaglia, gli urli dei capi, il fragore della mischia (Gb 39, 19-25).
Così il Signore, rispondendo a Giobbe, parla della più bella ed elegante tra le sue creature, la più vicina all'uomo, compagna nell'avventura e nel pericolo, sul campo di battaglia, dove infuria la lotta e s'alza la polvere; presa dalla stessa vigoria e dal coraggio di chi la cavalca, come se avesse un'armatura anch'essa, che le fa passare indenne ogni falange ed ogni barriera; che s'erge e si solleva, creatura coraggiosa, alleata dell'uomo e capolavoro di Dio, bellezza che schiuma e che corre, che salta, che nitrisce, che terrorizza e che oltrepassa le barriere.
Anch'essa è opera mia - dice il Signore a Giobbe - il tuo alleato in guerra è opera mia. Tutto il creato, a te sottomesso e a te affidato è opera mia.
Non ti basta per aver coscienza del mio amore, della mia giustizia?
L'altro rimane senza parole, come quando si descrive il volo sublime e minaccioso dello sparviero, tutto il misterioso disegno provvidenziale dell'universo intero e delle sue creature.
Tutto hai fatto per me - sembra dire chi è di fronte al Signore in quell'istante - tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare - come raccontano i Salmi. E già in questo io leggo la tua giustizia: generosa.
Il coraggio di entrare in battaglia con l'eleganza e l'imponenza del destriero è un dono ed è una consapevolezza ai limiti dell'incoscienza e della spavalderia.
Ed è credo il coraggio dei santi e di quelli mossi e spinti, ricreati dallo Spirito, perché è Lui che vive in loro.
Mi veniva in mente in modo particolare in questi giorni leggendo del giornalista Odoardo Focherini, da Carpi, appena proclamato beato, il coraggio della verità, quella di mettersi in moto per salvare, con i suoi mezzi e la sua testimonianza di giornalista e narratore, ma non solo, un centinaio di Ebrei, settanta anni fa.
Leah di Segni - che oggi abita a Gerusalemme - alla domanda di chi la intervistava, ricordava come il padre - salvato da Focherini - rispondendo a chi gli chiedesse "ma perché lo ha fatto?" - rispondesse a sua volta "perché era un santo": cioè un cavallo di razza, un destriero, elegante, maestoso, capace di passare, sfidando, nell'occhio del ciclone, proprio nella mischia, dov'era tutto un gridare e uno stridore d'armi.
Come ogni uomo che faccia il suo, il Giusto.
Al cardinal Martini ieri allo Yad Vashem, il Museo dei Giusti di Gerusalemme hanno dedicato un segno, un ricordo; mentre sulla collina a fianco veniva piantata una foresta a quest'uomo coraggioso e saggio, un destriero, anche lui, che schiumava coraggio e dignità affrontando la mischia di chi sosteneva che il Signore ad un tratto, dopo l'Incarnazione del Cristo, avesse sostituito il suo popolo.
Non è così - sostenne a ragione - Lo ha solo allargato.
Perché Egli è fedele per sempre