Mi son trovato a dirla questa cosa e un attimo dopo mi sono chiesto quanto ci credessi: il Signore ascolta la preghiera dell'affaticato.
Credo che sia la preghiera più impegnativa e "ingrata", per così dire, che esista. Eppure è la preghiera della fedeltà e dell'ostinazione, fino al sangue. E tutti ne facciamo esperienza.
E' quella che sgorga da un cuore ferito, stanco, deluso; quella che abbandoneresti perché la ragione ti suggerisce che aver pregato fin qui non ha prodotto nulla; ed è la preghiera della forza inaudita; sì, efficace più d'ogni altra.
Signore, ti prego fino a provar dolore perché sembra che farlo, ora, sia improbo ed inutile.
Dovrei andare a riguardare il mio passato per mettere a fuoco il valore di questo pregare dolente. Scoprirei che ci sono stati momenti difficilissimi, quelli in cui la nostra fede è stata davvero messa alla prova, per ricordare che quella forza stremata ci ha cacciato fuori dalla sofferenza incomprensibile, proprio perché mai più l'abbandonassimo.
E' la prova, certo; la prova che fa sì che nessun dolore sia più in grado di allontanarci dal nostro Interlocutore, fosse anche solo per litigarci o più ancora, per ringraziarlo di avere ancora forza di parlarci.
E la mia storia, come quella di tanti, è fatta di momenti in cui - dopo esperienze deludenti: non dico dove e come, ma proprio dove mi sarei atteso comprensione - avrei potuto reagire come quello che volge le spalle e dice che la misura è stata colmata, come la disillusione.
E' allora invece che la mia preghiera ha bruciato come incenso nella sera, le mie mani si sono alzate credibili e intirizzite verso l'unica mia speranza.
Non cesso di stupirmi per questo, come non cesso di provare meraviglia per le persone che - Dio solo sa perché - si affidano alla "mia" preghiera.
Mi capita, sì: che mi si dica: "prega per me". Ed io quasi mi commuovo per questo, soprattutto di fronte alla mia miseria ed al fatto che ci sia qualcuno che la ritenga degna delle loro preghiere e dei loro bisogni.
Prego per loro e magari potrei fare meglio. Questa preghiera del dolore e dell'affaticato so che è l'estrema prova della mia fedeltà, è persino un impegno: vado a raschiare il fondo del mio barile, e so che questa preghiera, sudore e lacrime, arriva in alto, arriva, sì arriva.
"Mi sono forse sottratto alla domanda degli oppressi e gli occhi della vedova ho forse fatto languire? Ho forse mangiato da solo il mio pane senza che ne mangiasse l'orfano? Quando vedevo un misero senza vestito o un indigente privo di che coprirsi, i suoi fianchi non mi hanno forse benedetto perché dalla lana dei miei agnelli si era riscaldato?" - diceva Giobbe.
E mi piace ricordarlo, non perché io sia quel giusto ma perché ci guardiamo quando siamo nella sofferenza e queste domande ce le facciamo tutti. E allora preghiamo e parliamo a chi pensiamo che la ripaghi, la giustizia.
"Se così ho agito - conclude - invece di frumento, spuntino le spine e fetore invece di orzo". E quell'appello e quella domanda, lungi dall'essere disperata, ben lontano dall'essere una bestemmia, è un mettere in campo l'onestà delle proprie intenzioni, chiedere di essere assolto anche dai peccati che non vediamo.
Il che vale certo un atto di clemenza e di pace, una risposta,
Il Signore ascolta la preghiera dell'Affaticato.