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La lingua incompresa

Pubblicato da enzo cilento su 15 Maggio 2013, 17:24pm

Il grado di sincerità della nostra esistenza è sempre difficile da quantificare: ci sono infingimenti ed autoinganni che sappiamo nascondere persino a noi stessi: il suo disvelamento non è opera semplice.

C'è talora una inquietudine - intendo - ed una sorta di insoddisfazione, di incompletezza nell'atto stesso dell'essere, che siamo in grado di negare persino a noi stessi e questo è il passo più vicino all'alienazione e a quella che oggi chiamiamo bipolarità.

Persino davanti a noi stessi, al nostro amico, al nostro confessore - ammesso che se ne abbia uno - siamo in grado di mentirci, per non doverci fare i conti, ed invece i conti li facciamo, eccome: già adesso, perché quel malessere è già in corso, nascondendosi.

E' il malessere che nasce talora da una sorta di solitudine spirituale: ce n'è tanta oggi, così diffusa. Forse perché il posto allo spirito lo si nega generalmente: questo Paese non è il Paese dello Spirito e tanto meno della bellezza: è quello della prassi e del pragmatismo, al più.

Quante volte non ci capita di non trovare interlocutori per le nostre domande e per i nostri entusiasmi!

Vorresti comunicare allora la tua passione per ciò che è bello e che ti riempie le giornate (le lettere; l'arte, la scrittura?) e ti scontri invece con una realtà che è sorda, assorbita da altro, dai suoi legittimi problemi quotidiani; così che tu rimani fuori e lontano, in una sorta di incomunicabilità sorda.

Mi capita di frequente devo dire che, stando in compagnia, avverto questa distanza, così che mentre altri si interrogano a ragione sulla politica finanziaria e sulla cronaca, io mi senta come l'albatros di Baudelaire, con uno sguardo tra la terra e il cielo: ché quasi non so parlar d'altro ormai; e che me ne torno a casa e già per strada invero avverto questa sensazione come se le parole mi si fossero smorzate in bocca, al punto che non riesco neppure a farne cenno, a parlare di quel mondo che dentro mi preme, perché mi sento distante: non migliore, beninteso, distante.

Mio Dio, quella che gli altri chiaman la cultura, il gusto di conoscere, la curiosità per tutto ciò che è fra terra e cielo e che ci condanna talora a star così separati dagli altri.

Noi non so se parliamo loro; ed essi non ci parlano in alcun modo se non perché sentiamo il dovere fraterno di ascoltarne le parole, pur non vedendo l'ora di scappare, con un bel senso di colpa peraltro da smaltire.

Ed è così che i tuoi progetti nemmeno di riesce di comunarli e tanto meno di farli comprendere; e ti resta nelle corde quella nota che nessuno ha voluto sentire.

In quel momento ritorno ragazzo, bambino addirittura, quando mi chiudevo nel mio riserbo di incompreso ed affidavo al silenzio e forse a Dio di scrutare e leggere il mio animo.

Penso che sia per tanti. La distanza.

E dire che la mia volontà sarebbe quella di parteciparne a tutti e vorrei che tutti capissero. Ed invece non è di questo che vogliono sentir parlare.

Come se ne esca io non lo so.

Delle volte ne faccio rimprovero persino alla mia storia e al mio Dio che mi ha posto in questa condizione, che non è orgoglio e presunzione, beninteso, è solo un'altra dimensione, appunto. E da questa postazione talora appare in tutta la sua evidenza la natura doppia e divisa di ogni uomo, a metà tra terra e cielo, con lo sguardo volto verso l'orizzonte e con il mondo che ti vede annaspare quando sei a terra o sulla tolda della nave.

C'è una grande solitudine in quei momenti e Dio stesso ti ascolta solo, non parla; magari anche affascinato da queste sua creazione così assetata di Dio e così bisognosa degli uomini.

Se ascolta è perché tu preghi.

E perché pregando chiedi e implori che si faccia qualcosa - noi per primi - per far sì che quella lingua, terra e cielo, bello e immortale, divino e a Dio vicino, si insegni ancora: nelle scuole, in televisione, sui giornali.

Che a qualcuno sia dato di poter parlare ancora nella lingua degli angeli, impegnati infatti come sono a batter l'ali tra le aridità delle terre e la rarefazione dolce dei cieli.

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