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Con tutto il cuore...

Pubblicato da enzo cilento su 15 Maggio 2013, 04:37am

Leggevo il salmo 85 questa mattina e, senza un motivo preciso, mi sono soffermato su di un versetto e su una di quelle espressioni peraltro così comuni nel Salterio da meravigliarsi di questa improvvisa attenzione (forse sarebbe meglio stupirsi di leggerlo di continuo, senza soffermarvisi, invero): "Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore".

E' come se d'un tratto mi fossi interrogato sulla reale capienza di questo mio cuore. Ti lodo con tutto il mio cuore? E quanto è grande e sensibile questo mio cuore?

Sarà che in serata mi è capitato di leggere un bel fondo dedicato all'accidia, pubblicato domenica su di un quotidiano, accidia intesa come scoramento e come resa appunto. E sarà infine che quella della resa sia una tentazione così forte per tutti noi: "Ma cosa pensi, di cambiare il mondo? - ci dicono e ci diciamo, frustrati dalla delusione di non esserci riusciti, di non averlo visto.

E allora questo nostro cuore è così raggrinzito, invecchiato, sterile e asfittico che nemmeno riesce più ad esercitare la sua arte di contrarsi e decontrarsi come gli sarebbe naturale, tanto che quasi non pompa più che poche gocce di sangue e che appena riesce a tenerci solo apparentemente in vita.

Questo nostro cuore che non si entusiasma più; che non sogna più e non combatte, che non si dona e non sa soffrire se non per la propria sofferenza, abituandosi poi anche a questa, ed infine non sa spendersi più per nessuno.

E invece il nostro cuore dovrebbe essere come il cuore dei gregari in salita al Tour de France, in bicicletta, pronti a dar tutto per far brillare e vincere il campione che se è vero, del resto sa anche di suo soffrire.

E allora come ti loderà questo mio cuore? - mi ripeto - Che lode sarà mai la mia se non quella di un respiro flebile e d'una voce quasi impercettibile?

Perché solo una lode c'è che possa dirsi tale ed è quella che fa sì che il nome suo sia santificato: con la nostra fiducia, con la nostra vita, con la forza di quel che ci è dato di essere, con l'imporsi di quella energia interiore che è Spirito vitale appunto per cui il suo regno venga; e che sia un regno e non una cantina oscura, un bunker in cui nascondersi per sfuggire al terrore ed al nemico.

Il versetto del salmo continua infatti non a caso "e darò gloria al tuo nome sempre/ perché grande con me è la tua misericordia:/ dal profondo degli inferi mi hai strappato".

Dagli inferi: dal bunker mi hai strappato, dal mio cuore raggomitolato su stesso, impaurito, incapace di dare e di creare, di progettare. Io ti ringrazio perché questo Spirito mi dà il coraggio di renderti lode senza aver paura...

Dice il Vangelo di oggi (Gv. 17, 11b-19) "Non prego che tu li tolga dal mondo (non questo ci vien chiesto), ma che tu li custodisca dal Maligno...Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità" .

A cui non possono non aggiungersi due ultime notazioni: chi altri è quel Maligno se non colui che terrorizza il nostro cuore, lo rende pigro, accidioso e quindi incapace di esprimere la sua lode, cioè la sua pienezza di vita? E che cos'è questa verità per cui si è mandati tutti nel mondo se non prendere coscienza che la verità di ciascuno consiste nell'avere un cuore pieno di coraggio e di desiderio di essere e di fare?

Il che è infine l'unica cosa che ci tiene in vita, perché solo questa è vita.

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