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I Riconosciuti

Pubblicato da enzo cilento su 22 Luglio 2013, 08:01am

"Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l'amore dell'anima mia. L'ho cercato ma non l'ho trovato. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda in città: "Avete visto l'amore dell'anima mia'".

E' così che ci parla il Cantico dei Cantici, stamattina, mentre celebriamo la memoria di Maria Maddalena, santa e "mirofora", depositaria e portatrice di prodigi, come dicono di lei gli ortodossi.

E che sia portatrice d'un prodigio questo è davvero indiscutibile, perché Maddalena è essa stessa un prodigio, per la sua storia e per la sua redenzione. Perché, andata al sepolcro e guardando in esso, avrebbe visto due che le avrebbero annunciato: "Gesù non è qui". E lei avrebbe pianto - come ben commenta Gregorio Magno - sicura che qualcuno le avesse portato via il suo amato e, affranta, si sarebbe messa a cercarlo, l'amore dell'anima sua, se non si fosse sentita chiamata per nome. Voce a cui avrebbe risposto "Rabbunì", mio dolce maestro. Che era risorto, dunque.

A tutti capita il miracolo di essere chiamati per nome e di riconoscere in quella voce chi siamo: ci chiama uno a cui siamo cari e che ci conosce da sempre, che non sta lì a spiare quel che siamo, ma che, più intimo di noi stessi, ci chiama col nome che solo a Lui è noto; l'unico vero.

Quando questo accade, la gioia è come se fosse incontenibile.

Sei pazzo d'amore, perché c'è uno che ti ama per quel che sei e che sa quel che sei, cioè quella domanda che sta in fondo al tuo cuore.

Perché noi non siamo altro che una domanda che attende una risposta: una domanda di essere compresi, quindi di essere ri-conosciuti, in quanto uomini, non come consumatori, non come numeri, non come pedine, non come utenti...

Non si può non amare chi ci riconosce questa dignità e questa attesa piena di domande.

Molti rispondono a noi offrendoci ciò che credono (o crediamo) che stiamo domandando. Alcuni ci offrono prodotti; altri un corpo e un piacere di un attimo; altri l'eterna giovinezza. Quello che stiamo domandando è una vita che ci riempie: eterna. E chi risponde a questo non può essere riconosciuto che come il "Rabbunì nostro", che ci insegna e ci ricorda chi siamo, cosa stiamo cercando: colui, la cui voce risponde alla voce che stiamo emettendo, colui a cui è giunto il nostro gemito inesprimibile, essendo finalmente compreso, per quanto le nostre parole fossero del tutto inadeguate.

E si impazzisce di gioia, allora: "Finalmente uno che mi abbia riconosciuto e che abbia compreso la mia parola".

Si è corso di qua e di là per cercarlo questo amore dell'anima mia ed egli alla fine si fa presente: Da poco avevo oltrepassato le guardie, quando trovai l'amore dell'anima mia - continua il Cantico dei Cantici che prima abbiamo introdotto

Sono giorni che mi capita, sbirciando i calendari, di incontrare santi passati alla storia come "folli di Dio (o di Cristo)". Giorni fa, per la Chiesa d'Oriente, si faceva memoria di Simeone, "il folle di Cristo"; e poi san Pietro Crisci da Foligno, uno dei santi "folli", secondo Jacopone da Todi: un convertito che, scalzo e vestito di sacco, dormiva sui gradini della cattedrale della cittadina umbra (siamo nel 200), conducendo vita austera e facendosi guidare da maestri spirituali come la beata Angela da Foligno e santa Chiara di Montefalco. Come Francesco, "che "folle di Dio" non lo fu da meno; come Alessio, santo e mendico, la cui memoria è celebrata il 18 di luglio; e come Maddalena che fu amata, riamando a sua volta, fino alla follia, la follia di quella croce ai cui piedi rimase insieme alle altre donne.

La verità è che o l'amore è un atto di follia o non è; è quella stoltezza agli occhi del mondo che è sapienza agli occhi di Dio. E che rende il mondo ricchissimo, bellissimo, uno "spettacolo" memorabile, imperdibile, un segno di ottimismo per tutti gli uomini che, vedendo, non possono fare a meno di ritrovare quella speranza che sembrava perduta. Anche allora Dio, attraverso gli uomini, si fa risposta, in carne ed ossa, sull'unica cosa che conta: amare è l'unica ragione in grado di vincere la paura.

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