Domani è già arrivato. Anzi, è appena cominciato questo domani. Fuori dalla finestra c'è ancora il cielo (mi sembra pieno di nubi); fuori c'è ancora il silenzio di chi dorme. E qui, a differenza che nelle ciità, tutti dormono a quest'ora. Non è un paese contadino, come è accaduto durante il mio soggiorno in Ciociaria, dove alle 6 vedevi le luci accese nelle case e nelle stalle; lì la gente si alzava presto per andare a governare il bestiame e la propria terra, a vedere se tutto fosse pronto per produrre, germogliare, dare frutto.
Il bestiame, dicevo: spesso mi vengono in mente in questi giorni gli occhi umidi degli animali. Follia? Leggevo ieri che solo all'uomo sarebbe dato di aver coscienza di essere, di essere da Dio, che tutto sarebbe a sua disposizione (dell'uomo, intendo), che la somiglianza di Dio si ritragga nell'uomo e nei suoi occhi, talora di ghiaccio.
Eppure certi occhi, quelli di Mengele, quelli di Himmler, quelli di Hitler, quelli di Gheddafi, di Mussolini, gli occhi di Nerone, dico, gli occhi di Videla e dei colonnelli, cos'hanno in comune con lo sguardo di Dio? Cosa quelli di Stalin e persino di Castro? Cos'ha in comune il loro sguardo, quello dei potenti, degli assetati del potere, dei corruttori, con lo sguardo di Cristo?
Non forse più - non sia irriverente - l'occhio bagnato dalla lacrima inconsapevole del cervo braccato e dell'animale impaurito? Perchè Cristo era anche un essere animato, uomo, impaurito, immagino, di fronte alla violenza di chi voleva metterlo in croce, di chi voleva strapparlo dall'amicizia dei suoi e di sua madre. E in lui è tutta la tragedia di un desaparecido, di una vittima, di un perseguitato, di un figgitivo, come un animale. Solo, con la coscienza di non poter fuggire: che sarebbe finito così, al macello.
Mi viene in mente S.Paolo e quel tutta la creazione che geme e che attende di essere liberata: da cosa se non dalla morte e dalla violenza? Tutta la creazione è dono, è cosa inattesa e che in nessun modo possiamo piegare e spiegare appieno: tutti quegli occhi, quei battiti d'ali e quei germogli sono doni meravigliosi che non chiedono che pietà: come gli occhi di chi è condannato a morte, del cervo braccato.
Non mi sono mai sentito un rapace, pur ammirandone il volo; ho sempre tenuto per chi doveva andare su ma non per attaccare, uno stambecco magari... Chissà quale coscienza di Dio, quale sensazione ne hanno le bestie. Forse per loro siamo noi il loro Dio, l'uomo che pure li tradisce dopo essercisi affidati. Un cane, una capra: sembra che si fidino di noi, come noi di Dio, anzi di più.
Uno solo è il Maestro e uno solo è la guida - dice oggi il Vangelo - non certo l'uomo, per quanto sia potente. Le sue regole sono spesso quelle dei farisei e degli scribi, regole i cui lunghi filatteri lungo le tempie fanno solo mostra di sè. Non fidatevi dell'uomo che si fa e si sente Dio, che si fa guida e si fa vostro protettore e salvatore. Solo di chi parla altruisticamente a nome di un Altro, di uno che ha a cuore il bene dell'Universo intero, di quello ci si può fidare.
"Allontanami da tutto ciò che mi allontana da Te" - dice una bellissima preghiera. E da te mi allontana tutto ciò che non si riferisca che solo a me e al mio personalissimo, egoistico benessere. L'amore non è mai solo amor di sè: è amore per tutti quegli occhi che ti implorano "fammi vivere". Ed io quasi non riesco più neppure a mangiarne la carne, la carne di quegli occhi che avranno chiesto "abbi pietà di me".
Non so dove condurrà questo discorso, non so a quali conseguenze. Se è Dio che mette in vita quel soffio e quello sguardo, mio Dio, ti chiedo perdono perchè io possa spegnerlo. A meno che tu non dia la tua carne, il tuo stesso spirito vitale, per mantenermi in vita... Ma allora, ecco, che sia con sobrietà, mi dico ma non so, delirando.
E come dimenticare infine tutto quel guardare e quel massacro che è come il massacro della tua creazione? E come infine gli occhi di tutti gli uomini del mondo, anch'essi pieni di lacrime, che muoiono e di fame (perchè ce n'è chi muor di fame, non illudiamoci)?
Come possiamo saziarci fino alle midolla e dimenticare quello sguardo? Dio che non cessa mai di creare e di mettere in vita non è forse il maestro che ci insegna a collaborare perchè le sue creature, la sua opera sia rispettata? Non si può dormire tra due guanciali. Non ci pensa solo il buon Dio.
Questo mi dico e come Agostino "Unde malum quaerebam et non erat exitus" (da dove il male e non trovavo risposta).
Dio mio, quegli occhi umidi, come gli occhi di Cristo, come un animale braccato che sa di andare incontro al suo destino.