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In Lui ci ha scelti

Pubblicato da enzo su 18 Marzo 2013, 18:35pm

In Lui ci ha scelti prima della Creazione del mondo - dice Paolo nella Epistola agli Efesini (1, 3-10), dove per Lui si intende Cristo; e in questo "in Lui" mi è sembrato di cogliere che solo nell'umanità perfetta di Cristo, da sempre presente in Dio, direi nel suo pensiero (scusate l'inadeguatezza del linguaggio), è la scelta della straordinarietà dell'uomo, la cui condizione privilegiata, di più bello tra i suoi figli, il più grande degli oggetti della sua creazione, sta la consanguineità col Padre e col Figlio stesso.

L'uomo è pensato in Cristo, quindi in modo altissimo; e Cristo non poteva che testimoniare questa grandezza e questo destino che restituisce all'umanità la condizione di felicità primigenia e assoluta che per lui, per l'uomo, era stata pensata prima della ribellione di cui Adamo è la prima e simbolica espressione.

Da sempre quindi l'uomo è poco meno di Dio o degli angeli come dicono le Scritture, coronato di gloria e di onore, così che Dio se ne prende cura, al punto di dare e generare il suo Figlio Unigenito perché nell'uomo si risvegli quella nostalgia di figlio che sa di poter tornare ben accetto al Padre che attende a braccia aperte sulla soglia di casa.

In questa nostalgia di Dio sta del resto il segreto vivibile e visibile della provenienza, in quanto solo di ciò di cui si ha esperienza si può avere nostalgia, anche se dovesse sembrare utopia (esiste del resto un'utopia che non attinga ad una gamma di valori sconosciuti?).

Certo, l'utopia è che il Nirvana e l'atarassia sia propria di questo mondo e persino di un altro mondo: questo stato del resto tende non ad una esaltazione (vedi il buddismo) ma ad un annullamento ed è oltremodo irrealistico, è penalizzante ed è un inganno.

Nessun Nirvana è difatti appagante: al più può essere estraniante, segno di un abbandono, di una resa; così che persino nella contemplazione di Dio e nella sua totale e completa visione io non credo che si debba intendere un annullamento struggente bensì un'assunzione trasfigurante, di un uomo che resta uomo, più uomo e bello che mai, come solo il Cristo, uomo e Dio in pienezza può essere.

Solo aderire a Cristo e vederlo come specchio di sè, essere uomo come Lui pur nella nostra ricchissima individualità può essere dunque paradiso per l'uomo, adatto all'uomo, alla sua dignità ed alla sua vocazione, ciascuno è Cristo nella sua insostituibilità di membra dello stesso corpo; solo questo è completezza, comunione, partecipazione ad un corpo unico e ad una vita, quindi piena realizzazione del pensiero pensato per l'uomo, parlato e pronunciato con la Parola che si è resa carne visibile già qui, come anticipazione, e più ancora, molto oltre e molto più pienamente, nella Gloria. Senza contare che se non in un corpo non esisterebbe che dispersione e che un destino si compie solo all'interno di un organismo: l'individualismo è - oserei dire - quasi contro natura.

Ma se già qui ed ora Cristo è l'uomo in cui siamo scelti prima della Creazione del mondo, tanto che nessuna opera è più bella di questa su questa terra né più entusiasmante e prorompente, altrove, nella Risurrezione di un Corpo Glorioso si farà ancora più piena e totale come di un corpo, Eucaristia, che come quello di Cristo, si trasforma e diventa quel che non appare se non dopo l'apparente corruzione della croce e della morte.

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