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Il Dio tremendo dell'Anti-creazione

Pubblicato da enzo cilento su 7 Aprile 2013, 04:50am

Jom ha- Sho'ah: è questo il nome che gli Ebrei danno al Giorno della Catastrofe, celebrato quest'oggi appunto: sei milioni di ebrei morti nei campi di sterminio tra il 1933 e il 1945, mentre singolarmente la Chiesa ha intitolato la stessa giornata "Domenica della Misericordia".

E solo di misericordia del resto si può parlare in un giorno come questo, senza pietà, giorno dell'anti-creazione come dice l'intellettuale ebreo Arthur Cohen, perché come la misericordia e quindi l'amor di Dio generano il cosmo e l'armonia, il suo silenzio determina la follia dell'uomo, della sua ragione, e genera inevitabilmente mostri.

I mostri e la disarmonia, quello che a noi sembra il suo silenzio e la sua assenza, sono ovunque Lui non ci parli, tanto è vero che "se tu non ci parli, io sono come uno caduto nella fossa" dice il salmo e la sua assenza è una solitudine tremenda, che mette terrore; allo stesso modo in cui la sua voce ci fa sentire al sicuro e la sua mano ci sostiene; esse sono il nostro bastone e il tuo vincastro: che danno sicurezza.

Il mondo diventa mostruoso senza un senso: diventa un luogo spaventoso, un luogo di agguati, quando prende piede in noi la sensazione che sia tutto qui, che tutto finisca e si concluda qui, che tutto dipenda da noi; e non perché non si debba aver fiducia nell'uomo ma perché l'uomo lasciato da solo è un uomo terrorizzato, prima di tutto da se stesso, dagli abissi del suo cuore: Dove sei ? - dice Dio ad Adamo - ed egli si nasconde ha vergogna e si sente nudo, indifeso, sa che non ha difese dalle fiere e che rischia la morte, di essere assalito dai suoi mostri e da tutto ciò che gli è attorno: tutto contro di lui, tutto casuale, non provvidenziale e quindi non per lui, non rassicurante; tutto in grado di metterne a rischio la sopravvivenza. Homo homini lupus - diceva Hobbes.

Chi non ha fiducia è sospettoso di tutto, agisce nel buio, di nascosto, vive una vita di sotterfugi, passa il suo tempo a difendersi e a tramare pur di vivere: la morte è la sua compagna ed il suo incubo.

Proprio la morte dunque che invece Dio viene a vincere dando un senso alla vita, dando alla vita una ragione che va ben oltre la morte e che è tutta misericordia: io so di cosa siete fatti; conosco e capisco paure e incredulità, di queste ho comprensione; ecco vi mando uno, mio figlio, che dalla paura di morire vi condurrà fino alla speranza di risorgere, di rinascere per non vivere più come sull'orlo della catastrofe.

Non vivete più sull'orlo della catastrofe!

La lezione del Giorno della Catastrofe sta tutta qui: l'uomo non va lasciato solo e Dio non lo lascia solo: non uccidetelo.

La sua presenza nella vita è garanzia di pace, "pace a voi", non come consolazione per i deboli, come si affermò in ambiente nazista, ma perché un uomo lasciato solo è solo una bestia che ha paura di morire: che si costruisce tane e bunker, atomiche e luoghi da cui difendersi e attaccare.

Solo se Dio è in mezzo a noi, a farci compagnia, fisicamente, nel cenacolo, come oggi si legge nel Vangelo, tra i suoi a mangiare, non avremo nulla da temere; e solo se continuiamo a farlo morire, negandogli ogni risurrezione, sarà inevitabile l'ecatombe.

E' di lui, l'Emmanuele, uno che ci vediamo vivere e condividere con noi che abbiamo bisogno per non morire nel terrore nascondendoci, Dio tremendo dell'anti-creazione.

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Mi viene da pensare che, anche se non sempre in modo semplice, Dio ci chiede - almeno una volta nella vita - di combattere con amore e per amore affinchè gli orrori del passato vengano sconfitti senza essere dimenticati.
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