C’è forse qualcuno che facendo miracoli nel suo nome – e già cambiar vita nel suo nome lo è - possa parlar male di Lui un attimo dopo? No, di certo, sembrerebbe essere la risposta del Vangelo; per cui “Chi non è contro di noi è per noi” dice Gesù stamane (Marco, 9, 38-40).
A meno che uno non voglia attribuire solo a se stesso il merito di operare quel miracolo che è cambiare la propria esistenza, renderla altro da quanto non fosse prima: peccato che peraltro si verifica in noi del resto ed è solo vanità, come nella canzoncina di Branduardi...
Ma non sono le vanità che fanno i miracoli, a dirla tutta, e prima o poi quel miracolo solo volontaristico ed autoreferenziale implode - diremmo - perché ciò che viene costruito sulla nostra sola umanità, polvere e sabbia, non è destinato a durare: non siamo Dio e le forze dell'uomo, per quanto grandi e degne di onore siano, alla fine si esauriscono.
Il tesoro della nostra forza, in verità, e il tesoro dei nostri miracoli è invece è tutto e non solo laddove ha posto il nostro cuore, ma soprattutto nel forziere costruito nel Signore: nella roccia in cui sono scolpiti il cielo e la terra, i nostri più alti desideri e anche le nostre povere entità personali, fulgide e grandiose, degne di ammirazione umana talora, ma pur sempre umane.
Chi costruisce solo su di sé - fosse anche solo sul dominio di sé - non possiede un tesoro che non si corrompe, perché quella ricchezza ha una vena che prima o poi si esaurisce. Una sola vena non si esaurisce ed è quella che continua ad alimentarsi di un bene più grande.
Della nostra ricchezza del resto, anche Qoelet lo ricorda, si diventa schiavi: specie se la si considera propria, cioè come un bene che ci appartiene e a cui apparteniamo, tanto da ritenere di doverla difendere da ogni cosa e contro ogni comunione.
Impauriti di perderla, non la si gode più quella ricchezza e, proprio perché non rimaniamo in Cristo (non siamo quindi più con Lui) - come ricorda Agostino - ecco che ciò che chiediamo - vale a dire che questa ricchezza non si esaurisca - invece finisce.
E questo in quanto poi a ben vedere stiamo chiedendo solo a noi stessi o, se anche chiediamo a chi è giusto chiedere, non chiediamo ciò che sarebbe bene ci fosse dato.
Il che alla fine significa che, se non otteniamo, questo accade o perché non chiediamo alla persona giusta o perché, non rimanendo in Lui, chiediamo solo ciò che sarebbe male noi avessimo.
E l'onnipotenza, quindi i "Nostri" miracoli", non sarebbe bene che li realizzassimo, perché finiremmo con il non chiedere più a nessuno se non a noi stessi; il che si ritorcerebbe peraltro contro di noi. Finirebbe col deludere altri e far restare noi stessi delusi dai nostri fallimenti, per tutti quei miracoli appunto così non riusciti.
Ma soprattutto va detto che, nel timore di perdere quanto ci appartiene, ben presto riterremmo in ogni caso di non dover dividere quella ricchezza che, divisa in mille rivoli, diventerebbe, secondo noi, povertà.
Ecco che quindi chi non è contro di noi è con noi - è vero - ma ancor di più: chi opera miracoli duraturi non può che essere da noi, dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. E direi da quest'ultimo, soprattutto, perché solo chi si riconosce in quello spirito e da quello attinge, può operare secondo la ricchezza dello Spirito che tutto crea e che, pur creando e donando, non esaurisce mai la sua ricchezza.
Una cosa quindi va chiesta, sembrerebbero suggerire tutte le letture di oggi: di abitare per sempre la casa del Signore, dov'è il forziere di ogni ricchezza.
Questa richiesta fa sì che si chieda e si preghi, si ottenga, si sia capaci di fare e dare, consapevoli che non solo quanto si dà non appartiene unicamente a noi, ma che quanto ci è dato elargire viene da quella cassa comune, da quel trono presso il quale ci è dato assiderci ma che non è nostra proprietà esclusiva.
La verità è che quello che diamo non ci appartiene, cosicché ciò che si opera non è altro che quanto ci viene concesso di fare: nessun supereroe quindi, ma solo tralci, appunto, di una vite da cui continua a passare la linfa: quella della creazione di cose che sono miracolo e che quindi ci meravigliano perché, in tutta onestà, vediamo bene che sono oltre le nostre forze.