Proprio una gran figura questa Rut, la moabita nuora di Noemi, venuta dai campi di Moab, che con lei giunse a Betlemme quando si cominciava a mietere l'orzo - come oggi racconta il libro intitolatole, quello di Rut, appunto.
Perché avrebbe potuto tornarsene nella sua terra come l'altra cognata, Orpa, baciando sua suocera ed accomiatandosene; ed avrebbe potuto decidere, con libertà, che quella non era la sua terra e neppure il suo popolo; che il vincolo che aveva stretto col matrimonio, una volta vedova, era sciolto; che la sua avvenenza e la sua gioventù avrebbero meritato un'altra possibilità. "Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata" - le aveva appena detto Noemi.
E di tornare tra "la nostra gente" siamo spesso tentati: tornare tra quelli che ci amano e che amiamo, che ci apprezzano. Che stimano il nostro cuore ed i nostri pensieri; che hanno rispetto per la forza del nostro carattere, per la tenacia che mettiamo nelle cose: talora persino la pazienza, che poi altro non è che la capacità di soffrire.
"Il mio alzarmi ogni mattina alle cinque; dare una mano in casa, come posso; provare a dirle comunque e a sentirle quelle due preghiere che recito; questo rimanere dentro un progetto, non meriterebbero miglior sorte ed un riconoscimento più adeguato? Ci sarebbero altri cento posti al mondo e centinaia di altre persone pronte ad accogliermi invece che stare qui, come un misconosciuto, in esilio!"
Ce lo siamo detti tutti, tante volte, perché la nostra gente e la nostra terra indubbiamente non erano quelle che ci troviamo ora davanti agli occhi. "Eppure tu è qui che m'hai condotto. E non so bene per quale motivo. Che forse vorrei capire".
Ci leviamo al mattino, in questa città che non ci appartiene più; per compiere un lavoro che ci spossessa di tutto e che ci spossa; restiamo in una casa che ormai ci sembra inospitale se non ostile; con figli e mogli, mariti e vicini che sono l'inferno, sovente, per noi.
"Cosa aspetti ad andartene?" - ti senti dire in un orecchio.
Basterebbe prendere le tue quattro cose, chiuderti la porta alle spalle e sparire: neanche un biglietto sul tavolo di casa. Sparire.
"Troveranno un'altra per stirare e cucinare, per fare la spesa; persino per fare l'amore. E un altro per riparare le tapparelle e litigare con l'amministratore imbroglione. I miei figli non parlano del resto di nulla, con me: nulla che possa mancare loro, di me..."
E invece non te ne vai, Rut: "Non insistere con me - replicò - che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch'io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio".
Talora Dio stesso - in modo evidente - è stato così, con noi, un "Non insistere con me: non me ne andrò".
E vorremmo allo stesso modo che sempre lo fossero, così, i nostri amici, i nostri cari, quelli che amiamo, che invece scompaiono a volte, tirandosi dietro le spalle la porta senza lasciare neppure un biglietto di saluti.
E noi che avevamo fatto la spesa per quel giorno e per tutta la settimana a seguire...E che continuiamo a star con loro, i fuggiaschi, ovunque essi siano; almeno nella memoria, nella nostalgia.