Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi… asseriscono, è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, è da ritenersi anche, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore, la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere. …
L’interprete della Sacra Scrittura, per capir bene ciò che Egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione, che cosa gli agiografi, in realtà abbiano inteso significare e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.…
l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo intese di esprimere ed espresse…Per intendere rettamente ciò che l’autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione…
Costituzione Dogmatica DEI VERBUM - Concilio Vaticano II
Si tratta di uno dei passi essenziali della Dei Verbum, uno di quelli che ci interpella con grande premura ed impegno, con tutta la nostra intelligenza, uno di quelli nodali ed essenziali: uno dei miei preferiti. Inserito tra i capitoli 11 e 12, il passo deve far luce su uno delle grande obiezioni che si muovono da sempre alle Scritture: la cosiddetta inerranza, termine a ragione accantonato nel Concilio, data la sua ambiguità.
Perché, che la Bibbia sia sempre e comunque sotto ogni profilo inerrante è argomento infinito di discussione e, irrigidendolo, esso rischia di prestare il fianco ad obiezioni fondate ed insanabili ma soprattutto non centra il cuore del problema.
Si intende, per entrare di più nel merito, che sotto taluni aspetti nessuno può negare che la Scrittura sia la Parola di Dio pur sempre trasmessa attraverso la mediazione della Storia, di uomini e della loro stessa storia personale, del loro stile e delle loro conoscenze e formazioni culturali.
Ciò determina che molte sono le approssimazioni e le analogie nel campo della scienza, della storia e non solo, anche della morale, tutte legate alle variabili di cui sopra; per cui queste sono certamente in discussione, né alcuno deve sentirsi in dovere di difenderle anche con forme di compromesso ideologico come il concordismo o riduzionismi simili; ma che la verità della Scrittura non per questo ne viene di conseguenza inficiata in quanto a noi – come dice la Dei Verbum – viene fornita quella verità che serve per la nostra salvezza, per cui anche l’inesattezza scientifica o di documentazione serve in ogni modo a che a noi giunga quel deposito di fede che occorre per la nostra salvezza: né più né meno.
L’analisi del testo, peraltro, non prescinde né dall’uso di tutti gli strumenti atti a riconoscerne quello più vicino alle intenzioni di chi ha scritto, riconoscendone stile e stilemi, immagini e strutture proprie del suo tempo e della sua personalità di scrittore e di uomo; né deve perdere di vista sia il senso che a lui è piaciuto trasmettere, sia quello che Dio trasmette per mezzo della mediazione dello scrittore o agiografo.
Di fondo, resta imprescindibile il ruolo dello Spirito Santo sia nell’ispirazione del testo sull’autore, sia nella stessa interpretazione che tocca all’esegeta e al Magistero della Chiesa, ambiti nei quali non si deve immaginare che lo Spirito abbia cessato di spirare tanto da non comportare ulteriori chiarimenti nella interpretazione stessa dei testi trasmessi, anche alla luce della Tradizione.
Mi sta a cuore questo passaggio, davvero illuminante, perché è davvero in grado di tirarci fuori da certi pantani che contrappongono studi scientifici, archeologici e storici all’esegesi stessa; sia perché grazie a questi si è riuscito a far luce anche a qualche errore verificatosi nella storia (vedi il celebre caso Galilei) da non ripetersi mai più, anche perché spesso usato strumentalmente da chi non vuol bene al Cristianesimo ed alla Scrittura. Stiamo parlando in ogni caso di verità di cui siamo alla ricerca, ma parliamo anche di piani non del tutto coincidenti, dal momento che la verità che interessa alla Scrittura, legata pur sempre al contesto ed alla mediazione umana, è una verità di salvezza. In ultima analisi però tutto questo ci premunisce e ci predispone anche verso il lavoro della ricerca tutta, anche quella esegetica appunto e teologica, perché se è vero che la Rivelazione si è compiuta con Cristo, è pur vero che molta parte della sua comprensione è affidata alla nostra opera e all’ispirazione, al supporto fornito dallo Spirito Santo, senza il quale la Scrittura ci parla sì ma non con le parole di Dio.