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Come Ginger e Fred

Pubblicato da Enzo M. Cilento su 5 Febbraio 2013, 18:22pm

Ricordavo poco fa quelle poche volte in cui ho vissuto con un'altra persona quel dialogo così profondo, così unitivo, fatto anche di silenzi, di gesti, forse di sguardi oltre che di parole e racconti al punto di vivere una comunione così profonda da sentirmi tutt'uno, capito, quasi conosciuto nel profondo, nudo eppure a mio agio, rilassato, ascoltato mentre ascoltavo. Poche volte nella vita questo accade.

Da ragazzo ricordo di un'amica più grande di me che "mi passava" i libri di Baudelaire e di Rimbaud, che lei raccontava. Mi parlava e ascoltavo in silenzio. La mia professoressa di italiano del liceo per me era lo stesso. Puro ascolto.

E mi ricordo poi di una notte a Salerno tanti anni fa - ero poco più che un adolescente - e compagno di quel colloquio notturno un amico che oggi non c'è più. Fu un andare avanti e indietro tutta la notte sul lungomare della città raccontandosi e restando in silenzio, ascoltandosi l'un l'altro: è quasi una porzione di infinito e di beatitudine. Penso che la gioia del Paradiso sia questa, laddove saremo conosciuti ed amati, ascoltati e compresi con un solo sguardo, quasi senza parole, mentre ogni lacrima sarà asciugata amorevolmente sul nostro viso, che alla fine sorriderà grato e compreso, appunto.

Mi sono ricordato nel contempo il passo di Agostino e di sua madre Monica, sulla spiaggia di Ostia: fu qualcosa di simile, l'uno e l'altro vicini all'assoluto e dentro il suo mistero, l'uno dentro la verità più profonda, e l'attesa, la vera tensione verso, dell'altra: perchè tutti tendiamo a una risposta che non muoia e che non sia incompresa ed incomprensibile, che vorremmo ci avvicinasse agli altri per riscoprire infine il senso vero e profondo del nostro destino.

Alla notte, specie da ragazzi, capita di frequente di dormire in compagnia di un amico e di un fratello. Anche allora si sperimenta questa armonia e questa verità: ci si racconta, al buio, ci si confessa, non ci si vede l'un l'altro, a volte, ma ci si sente, si colgono i respiri, i silenzi, le attese. Raccontiamo i nostri sogni, le nostre esperienze e in pratica chi siamo. Me ne ricordo con una dolcezza struggente. Ed è la stessa cosa che accade tra innamorati, tra sposi, tra chi abbassa le barriere per comunicare e per parlare. Amici, innamorati ognuno della verità dell'altro.

Dicono che la Rivelazione della Sacra Scrittura risponda agli stessi meccanismi: si ascolta, si sta in silenzio, se ne coglie il respiro, si risponde, si tace mentre Dio, nel silenzio del suo mistero nascosto, come nel buio della notte attraversata solo da qualche bagliore e dall'emozione della vicinanza di un Altro, si mette lì a parlare, come ad un amico, perchè "per te il silenzio è lode" come dice il salmo, il silenzio di chi ti vuole ascoltare e non si stancherebbe mai di farlo se solo non lo vincessero la stanchezza ed il sonno, mentre vinto da questa stanchezza - come nel colloquio notturno con un amico - vorrei resistere ma già mi si chiudono gli occhi e "in pace mi corico, mi metto su di un lato e mentre già mi appresto a sognare, subito mi addormento", al suono della sua voce che mi racconta tutta la sua storia, amico mio e sposo che parli e ascolti e già questo ci fa felici.

C'è una scena che ho rivisto un attimo fa su youtube, quella della consegna dell'Oscar a Federico Fellini. Le telecamere vanno di continuo da lui a sua moglie, Giulietta Masina, che non riesce a trattenere le lacrime, tanto che alla fine, nel suo inglese stentato il regista dice davanti alla platea "giulietta, please, stop crying", smettila di piangere. Ecco la comunione, quella che Dio vuole: ridere con chi ride, piangere con chi piange.

E non so perchè - malinconie! - mi sembra di vedere i volteggiamenti di quel vecchio film con Ginger e Fred, sulla musica che dice "I'm in heaven": sono in paradiso. E naturalmente ci si libra nell'aria ballando per la gioia.

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