C'è fuori un'aria da pioggerellina di settembre, un venticello persino fresco che fa pensare al cambio di stagione, oggi.
In fondo - pensi - passerà presto e sai che domani riprende il gran caldo dell'estate (che non amo) e l'arsura bruciante di mesi, dai più dedicati al riposo, - a immaginarlo soprattutto - ed alla vacanza: il disimpegno.
Sai che passerà però: come passano l'estate e i progetti, in special modo quelli che ti tengono occupato tutta la vita.
Forse non era annunciato: c'era solo un po' di nuvolaglia in cielo. Nella tua vita c'era solo qualche vago sentore che i giorni sarebbero trascorsi, anche nell'incertezza e nella precarietà. Al mattino, da giovani, paiono solo nuvole estive, ai più: per altri, i nuvoloni dell'adolescenza, di contro, si diradano con il tempo. Anche questo non era del tutto annunciato - si direbbe.
Ne correva voce invece, da secoli, che per la gente di Giuda e di Israele, per le sue dodici tribù, ci sarebbe stato un tempo in cui sarebbe comparso un Salvatore ed una guida che li avrebbe liberati tutti, santi e peccatori, dalla loro debolezza, dall'asservimento, dalla schiavitù. Ma quel tempo sembrava non venire più.
"E' questo il tempo?" - si chiedevano ogni volta, come Samuele che cercava il sovrano unto e voluto dal Signore. "Non, non è questo".
"Sarà quest'altro, allora...", ma neanche quello lo era, perché il Signore considerava forse altre cose: erano altre le cose che guardava e che aveva visto, e non l'aspetto, non la corsa dell'uomo né la forza del cavallo, fino a scegliere quel giovanetto fulvo che sarebbe stato Davide, l'ultimo di una discendenza, prelevato così dal suo povero impegno di vigilare il bestiame del padre: il meno vistoso.
Era quello l'uomo; e pure il tempo.
Eppure ciò non avrebbe evitato loro l'incredulità successiva, il tradimento, l'esilio. Ma quel tempo sarebbe tornato - si dicevano. Ne correva voce. Ed era una voce che non c'era verso di controllare.
La voce, il suono, nei bambini, precede sempre una parola compiuta: questo è chiaro. Cosicché, dopo che a Zaccaria si spense temporaneamente la parola in gola, fu proprio il tornar della voce a indicare che di lì a poco sarebbe intervenuta anche la parola, cioè il Verbo. Anzi se "io sono voce di uno che grida nel deserto" fu la risposta di suo figlio Giovanni quando gli si chiese chi fosse; quella voce, che però aveva già un suono assolutamente inconfondibile, era chiaro che stava per annunciare il sopraggiungere del Verbo di Salvezza, il Verbo di Dio, il Cristo - come intuisce Agostino.
Che era annunciato, però, a ben vedere, e da lungo tempo; come una voce non ancora chiara e definita: che aspetta solo di essere articolata ed espressa compiutamente. L'uno si sarebbe ritirato in un deserto e si sarebbe cibato di cavallette, vestito di pelli di animali, avrebbe vissuto profeticamente, aspettando, in una eterna vigilia, che giungesse l'altro: che i suoi vagiti divenissero parola.
L'altro sarebbe uscito tra la folla a trovarla nel cuore dell'uomo, nelle sue corde, quell'incipiente desertificazione, dando da mangiare se stesso, in ogni modo, a chi era affamato: talora anche di violenza. E questo era annunciato. Magari come una tempesta: come una voce che annuncia una parola e che fa capolino ed eco talora nel nostro cuore, agli albori, l'avvento di Cristo nella nostra esistenza.
Si tratta di vagiti, spesso, di un suono indistinto, che aspetta di prendere forma: spiriti che rischiano di lasciarci muti per tutta la vita, o invece che possono condurci a parlare col Padre fino a farci sentire come quel Figlio prediletto da ascoltare, sul nostro Giordano.
Come nuvole e tuoni, lampi prima che giunga l'uragano che tutto ciò aveva annunciato.
Cristo che, non proprio una pioggerellina passeggera, è invece un bel robusto temporale, che non giunge mai senza un preavviso, come le nubi, come un cielo corrucciato: c'è sempre un segnale, un movimento di vita, un segno nel nostro cielo che ne preannuncia l'arrivo: magari un volo di colomba beneaugurante in volo sull'iride dopo un'altra tempesta.
C'era un'aria strana stamani, come ce n'è spesso nelle nostre vite. Non c'è un attimo che non ne prepari un altro.