Pietro non era stato un modello di fedeltà. Non appena il pericolo di essere confuso con Gesù, come uno dei suoi seguaci, si era materializzato, come ampiamente previsto, si era dileguato, nascosto, rinnegando. Eppure proprio a lui, nonostante ciò, viene dato il mandato di costituire la pietra su cui costruire la Chiesa, anche se la pietra angolare a tutti gli effetti rimane Cristo, ovviamente.
Oggi, nella Chiesa Cattolica, è di quel mandato che si fa memoria, un mandato per certi versi misterioso. Com'era possibile fidarsi di uno così? E' lo stesso mistero che riguarda ciascuno di noi. Come farebbe Dio a fidarsi di ciascuno di noi considerando la nostra totale incapacità ad essere fedeli e affidabili? E' quel mistero che mi lascia ancora senza una risposta, a meno che io non prenda in considerazione un'altra categoria che è poi solo quella dell'amore.
Chi ama finisce contro ogni ragione col fidarsi, con l'affidarti il suo amore; ed è la tua libertà ad essere chiamata in ballo a quel punto. Cosa ne vuoi fare del mio amore? Sei libero di ignorarlo, di rifiutarlo, di coltivarlo, di tradirlo. Sei solo davanti alla tua libertà e a ciò che io provo per te.
Non so voi, ma io nella mia vita relazionale non ho mancato di tradire e so anche di aver vissuto il tradimento come qualcosa di cui mi sono vergognato, sempre; l'ho sempre nascosto come di cosa appunto inaccettabile, proprio perchè ho sempre avvertito che stavo facendo del male a chi si lasciava andare nelle mie mani. E' come se l'altro divenisse un bambino, che si fida appunto, e tu, dal momento che non ha difese, ne approfittassi per farne ciò che vuoi. Mi sono sentito sporco, così come mi sono sentito insozzato quando mi è capitato di essere stato tradito, perchè io ero quel bambino e tu il mio amico a cui nulla avevo nascosto, neppure il mio numero di conto corrente, per non dire dei miei sentimenti e delle mie aspettative.
Il tradimento della fiducia io trovo che sia lacerante. Mi è capitato anche di recente in amicizia e persino in chi avrebbe dovuto seguirmi nella mia crescita spirituale vinto evidentemente da altre pulsioni inattese e di fronte alle quali ero assolutamente impreparato e quindi indifeso. E ho sempre cercato di essere perdonato e ora di perdonare.
C'è chi perdona: ecco questo è spiazzante per noi. Non che ci sia chi faccia giustizia ma che esista chi ancora prende in considerazione la possibilità di volerti bene a partire dalla considerazione delle attenuanti, forse, della nostra condizione, forse delle nostre intenzioni, forse senz'altra ragione che l'amicizia in sè.
Ho fatto esperienze di paternità e di perdono, grazie a Dio, e mi è capitato persino di essere riaccolto ascoltato e quasi investito di una responsabilità che non credevo di meritare nè di poter sostenere: quella di poter riamare a mia volta e di collaborare a quanto c'era da ricostruire: la nostra familiarità e la nostra amicizia, forse anche come segno di quella speranza che tutti attendono.
Tu sei la pietra su cui ricostruire la nostra casa, la nostra amicizia di un tempo, testimoniare che essa è la condizione accogliente che ciascuno di noi può vivere e che desidera vivere; tu sei la certezza restaurata di quella giovinezza piena di promesse e di confidenza su cui era cresciuta la mia fiducia nel mondo e nella vita; tu non sei la delusione che pone la pietra tombale alla mia attesa, ma sei invece la roccia che non si scalfisce su cui poggio sicuro il mio piede: tu sei la cosa su cui posso contare: in ogni caso. Tu sei il mio più grande amico.
E di fronte a ciò sei libero, terribilmente libero: di tradire o di aderire, certo, ma a tradire quasi non ce la fai più, perchè vedi il volto di chi si fida di te, ne vedi il bisogno e la fragilità, ne vedi il cuore. E non puoi che stringergli la mano, mettere la mano sulla spalla. Ho sbagliato, d'accordo... Amici come prima.