Oggi stranamente è stato un giorno che potrebbe essere riassunto sotto un solo termine, "riconciliazione". So di dire delle banalità ma spero di non irritare nessuno. Mi sono accorto fin da questa mattina, quasi senza rifletterci, che il tema dell'amicizia mi stava interpellando. Già nel pezzo di stamane e nel legame tra Pietro e il suo Maestro, mi aveva colpito questo aspetto. E così, non so perchè, mentre avevo avvicinato un sacerdote per scambiare due parole, a causa di un malinteso, mi sono trovato a confessarmi, quindi davanti al sacramento della Riconciliazione.
Ho pensato più volte a questo durante questa giornata. Ancora una volta non era una mia iniziativa quella di riconciliarmi, ma un'offerta e un dono che mi veniva fatto, forse perchè di questo avevo bisogno: riconciliarmi con me stesso, con Lui, con le mie frustrazioni, con i miei cari a cui troppo spesso di recente ho conferito solo il ruolo di intralcio. E così mi è stato fatto presente che questa stessa convivenza involontaria e non cercata poteva essere una grande, forse irripetibile occasione per riconciliarci, per re-imparare ad amare. Come sempre, scoprivo di non avere considerato e capito nulla!
Nel corso della giornata, leggendo e studiando a mio modo, mi sono imbattuto ancora nel termine "amicale". Amicale è il tono di Dio nella Sacra Scrittura, storia e parola che riconciliano con le proprie vicende - anche quelle del popolo di cui si è parte, forse della propria famiglia - dove Egli comunque non ha mancato di essere presente e visibile. Tutto quel che è stato non è avvenuto in sua assenza, ci insegnano gli esegeti e gli autori stessi della Scrittura, e quel racconto è il racconto della vita che abbiamo condotto assieme e che ci ha condotti al punto in cui siamo; al punto che Egli si fa presente nei nostri incontri - vedi quello di stamane e la convivenza di cui dicevo - e ci parla con il linguaggio e gli avvenimenti che possiamo capire, a maggior ragione se ad essi prestiamo attenzione ed ascolto. Le vicende stesse non smettono mai di parlarci e le parole che usiamo servono a rendercele ancora più comprensibili, tanto che diamo loro un nome e quindi una vita, una significatività, sono la Parola e la Presenza di Dio, del suo amore previdente nella nostra esistenza.
Ma soprattutto, poco fa (provavo a pregare un po'), nelle intercessioni ho ritrovato "Dio mandò il suo unico Figlio per riconciliarci a Lui". Non ci avevo mai riflettuto: la riconciliazione non avviene - mi sembra - come un sacrificio "nel sangue", come se la sua morte dovesse essere il prezzo per i nostri peccati; ma perchè solo la testimonianza che il suo amore era ancora così grande per noi da offrirsi di morire, ci avrebbe riconciliati a lui, in quanto ci avrebbe testimoniato il suo amore eterno, invincibile.
Ecco! So di avere scoperto l'acqua calda, ma per me è stato come un'illuminazione. Così noi non siamo chiamati a flagellarci per i peccati che noi e il mondo compie ma perchè testimoniamo con l'offerta del nostro amore che l'amore di Dio è talmente grande che continua a far germogliare l'amore tra gli uomini, per gli uomini; perchè essi si riconcilino all'esistenza stessa e a chi gli dona questa continua assistenza, questo amore che conforta e che non lascia soli.
Così mi è tornato in mente Paolo "lasciatevi riconciliare in Cristo" mi sembra, letto un paio di domeniche fa. Certo, riconciliare, ritornare amici, consapevoli che quell'amore c'è ancora. Che non c'è bisogno di olocausti perchè Dio ci ama sempre ed ancora, al punto di dimostrarcelo offrendo la propria vita, di continuo. Credo che a questo siamo chiamati. A collaborare a questa riconciliazione.