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ALLENARE ALLA FIDUCIA

Pubblicato da enzo cilento su 10 Febbraio 2013, 10:45am

Mentre stamane riflettevo sulle mie scadenze di "scrittura", mi sono reso conto che, da quando ho impresso una certa svolta alla mia vita - con tanto di illusorio rilassante ritiro in provincia - il tempo ho davvero l'impressione che non basti più, come accade del resto, sempre, quando ci si occupa di ciò che si ama. Registro infatti come lo studio, la scrittura, i giornali, la meditazione mi assorbano tutto il tempo (mi ritaglio invero anche una settantina di minuti per l'attività fisica). Tutto avrei pensato ( e temuto) fuorchè di trovarmi , come accade, a dover fare i conti con il tempo che manca. Va bene! - mi dico - Prendiamolo come un buon allenamento.

Quando sono ritornato in questo angolo di mondo, mai avrei creduto dunque che potesse accadere tutto ciò e, spero senza presunzione, se ci si ferma, forse davvero capita di avvertire come il richiamo di chi ti sollecita a prenderti cura di quanto ti è attorno, "Guarda che qui c'è da fare. Non puoi startene in contemplazione".

Un po' come accade a Pietro e ai "pescatori di uomini" di cui oggi fa menzione il Vangelo. Piuttosto che tirar su le reti, rimettiti in mare, insomma, che oltretutto è una bella iniezione di fiducia.

A tal proposito mi ha molto colpito difatti il commento al passo di Ermes Ronchi, "Cristo non guarda i nostri fallimenti ma le nostre potenzialità". Io direi la nostra generosità, e qui ci sarebbe da aprire un capitolo sui fallimenti, i tentativi di pescare tutta notte come nel passo di cui sopra che tutti - dico tutti - devono registrare. Ma soprassediamo...

La generosità dunque - dicevo - il cuore. E' la prima delle qualità. Mi viene in mente quello che spesso viene detto a proposito degli sport di squadra: quel giocatore è prezioso, irrinunciabile, perchè fa squadra. Anche se avesse piedi di maglio e qualità tecniche modeste. La storia dello sport è piena di questi esempi. Un Gattuso, per esempio, (ve lo dice un interista!), uno che si fa in quattro, un generoso, anche se i titoli di solito spettano agli altri; senza che questo escluda che in una squadra vi sia posto per i fuoriclasse (quelli veri sono anche generosi), purchè si punti al bene della squadra e non solo al proprio. Zeman testimonial del collettivo a oltranza a discapito, cioè decapitando l'insieme del contributo del fuoriclasse, da questo punto di vista è più colletivistico e post-sovietico che non solidaristico e cristiano, nella mentalità dell'insieme, intendo. Chiudo parentesi.

In ogni caso - in un mondo malato di narcisismo, dove in genere non solo nessuno si dimette da alcuna carica e rinuncia, in quanto ciascuno ritiene di averne - noblesse oblige - i numeri; ma dove nessuno osa dire di sè "lascia perdere, sono un peccatore" - le parole di Pietro del Vangelo cui faccio riferimento sono per certi versi inconcepibili.

Gesu del resto ne apprezza la sincerità pur considerandone il merito come superabile in nome di quella generosa potenzialità da lavoratore fedele (?) e indefesso, ma di carattere. Tu puoi. Mettiamoci al lavoro!

L'atto di umiltà, realistico, contro ogni narcisismo idolatrico, è del resto quello che noi stessi premiamo nell'amicizia, anche di fronte alla inevitabile possibilità che l'amico possa talora deluderci e ferirci, il che vale per qualsiasi rapporto relazionale ed affettivo. Conta il saperlo riconoscere, il saper chiedere scusa (ecco la prima potenzialità), saper dire "sono fatto così, ma proverò a cambiare un po', così come tu cercherai di capire". Si può scadere nel sentimentalismo,capisco, (ma il contrario è strafottenza), ma le cose funzionano proprio così.

Ecco, a questa genrosità peraltro, un amico, un superiore, uno più esperto, sa anche dare una disciplina, indicare il tracciato percorribile perchè, dopo la stanchezza, non segua la resa. E' un po' come dire "Fa' questo, al resto penso io!"

Se credi di cambiare tu da solo il mondo, non ce la farai. Impara a gestire le tue risorse ed energie, come si fa nello sport appunto. San Paolo lo dirà che ci si allena come un atleta, generoso, ma anche disciplinato e perseverante inoltre, se si vuol vincere la buona battaglia della fede.

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