E' vero: l'autore non smette mai di scrivere, come qualcuno, scrivendomi, mi ha fatto rilevare.
Non smette mai di scrivere anche se apparentemente sembrerebbe il contrario. anche se l'autore materiale fosse morto da mille anni. Perché la sua opera continua a scrivere autonomamente in noi; scrive le nostre storie; ci spinge a leggere la sua in modo diverso per ciascuno di noi e infine, persino se leggessimo lo stesso passo dieci volte, dieci volte ci sembrerebbe dire e dettare cose diverse: perché la Parola interroga e risponde, senza mai concludersi del tutto.
Così non smette mai di scrivere la Parola per eccellenza, il Verbo che si fa Carne, cioè uno come noi; e così ancora tutto ciò che è Santo, che è sempre Parola di Dio che parla a noi e si lascia comprendere, luce sui nostri passi e fuori dalle nostre tenebre perché luce ai nostri passi è la tua Parola - dice il Salmo.
Grandi cose fanno le Parole vere che ci cambiano la vita: "eravamo pieni di gioia" - dice il salmo 125 - proprio quando il Signore ristabilì le sorti di Sion, della nostra parte più alta: capimmo che potevamo arrivare più lontano e "ci sembrava di sognare".
E' la stessa sensazione che vive chiunque incontri la Bellezza del Cristo.
Oggi ne sono più che mai consapevole, pensando al racconto della Conversione di Agostino (ricorre appunto il 24 aprile). "Tu avevi colpito con le frecce del tuo amore il nostro cuore e noi portavamo confitte nelle nostre viscere le tue parole...più intimo di ogni interiorità, più eccelso di ogni dignità" - dice l'autore nel IX libro delle Confessioni, l'autore che continua a scrivere in noi dopo 1700 anni rivolgendosi all'autore che non ha mai smesso di farlo fin dall'eternità.
Unanimi e concordi se ne stavano in Brianza, lo scrittore delle Confessioni e i suoi amici, perché - racconta "A te il mio cuore ha detto: Ricercai il tuo volto; il tuo volto, Signore, ricercherò"; come hanno fatto tanti altri nel tempo.
Chiunque cerchi quel volto, lo legge ovunque si faccia trovare ed esso non cessa di parlare, di suggerire, di confortare, di fare compagnia. La storia del mondo è piena di chi legge le parole di Dio ovunque esse siano scritte e sono scritte dappertutto: per ciascuno in un modo singolare e specifico in una situazione ed in un qualche luogo, in una qualche dimensione, su qualche altro volto e bestiola, nel creato e in un libro, in ciò da cui sente partire la propria voce, quella che chiama, quella che in gergo diciamo vocazione.
Ma come non smette mai di essere autore e di chiamare e allo stesso modo mai di scrivere e di parlare, così la Parola non finisce mai di accogliere e di rendersi comprensibile, linguaggio che si fa sempre più semplice quanto più diventa familiare.
E' frequentarsi che rende possibile capirci, come tra amici, come in una relazione: è un fatto di linguaggio e di gestualità, certo: guarda un po', come per un buon libro: lo studio, la rilettura ti fa entrare sempre più in lui. E allora non smette più di parlarti. Noi la chiamiamo comunione ed è attraverso questo che fai esperienza dell'immortalità possibile.
Agostino mi parla: ne ho chiara la percezione ancora. Come mi parla Cristo e Egli in lui che a Lui parlava non stancandosi mai l'un l'altro di ascoltarsi, tanto da partecipargli la stessa comunione con il Padre.
E noi partecipando all'uno e all'altro, talora ci sentiamo come trascinati dall'uomo all'Uomo fino alla Parola stessa che Dio pronuncia per ciascuno di noi: convertiti appunto, con lo sguardo volto altrove insomma.