Navigando su youtube in questi giorni - anche sulla scorta di qualche voglia di evasione visto il clima funereo e depresso pre-elettorale - mi sono imbattuto neanche troppo per caso in una serie di filmati di Stan Laurel e Oliver Hardy, Stanlio e Onlio per capirci.
Si trattava quasi sempre di cose già viste da quelli della mia generazione peraltro, tranne che un filmato davvero toccante sul funerale di Stan Laurel, 23 febbraio 1965. Un aforisma campeggiava a introdurre la funzione "Che nessuno osi piangere al mio funerale, altrimenti giuro che non gli rivolgerò più la parola!". Ho sorriso come si sorride di fronte ad una ironia molto di humour nero, di chiaro stampo britannico (per chi lo avesse dimenticato Stan Laurel, come Chaplin, era inglese e i due peraltro avevano viaggiato assieme emigrando dalla Gran Bretagna verso il nuovo mondo).
Ho sorriso ed ho pensato a quanto poco si riesca oggi a sorridere di fronte allo spettacolo desolante dei nostri scenari politici e amministrativi. Quanto prendersi sul serio senza mai prendere sul serio nient'altro che il potere da esercitare ed in nessun modo la responsabilità di farlo per il bene comune. A meno che dietro le schermaglie di questi giorni non si voglia leggere quella sottile ironia di cui sentiamo tanto la mancanza (carina quella di Bersani, di quest'oggi, il quale in risposta all'accusa di Berlusconi di imitarlo, ha sottolineato di non avere la capigliatura dell'ex premier per poterlo fare, tacendo peraltro con molto stile, la natura posticcia del crine dell'avversario).
Poca roba, a dire il vero (mi riferisco tanto alla battuta che alla capigliatura di cui sopra). Quello che sembra prevalere è invece il clima di tregenda, del tutti contro tutti spiegabili peraltro col solo clima elettorale (grazie a Dio anche questo passerà).
Nello stesso video di Stan Laurel veniva infine recitata una splendida preghiera del clown difficilmente adattabile ai politici nostrani purtroppo, perchè, pur avendone i numeri, taluni, e la vis comica, sostengono di aver scelto un altro mestiere e soprattutto perchè più che al sorriso le loro gag indurrebbero ad un ben amaro sarcasmo.
Quando un clown muore, gli si è grati per tutto il buonumore e i sorrisi con cui ci ha fatto compagnia mentre dicono i più che dentro la sua anima c'è sempre - strana ironia - una nota profonda di tristezza che nasce dalla considerazione amara della condizione umana e da una sorta di coscienza della sua vanità e del suo illogico affannarsi, a meno che non sia per grandi valori (e forse il buonumore contagioso èuna forma anch'essa di solidarietà).
Lunga vita ai nostri poltici insomma se riescono ormai a farci così spesso sorridere,anche loro; non ci hanno dato buonumore ma tutta una serie di gaffes di aneddoti, di boutade, di esagerazioni degne del Vaudeville di Stan Laurel & Co.
Ho deciso: bisognerà che qualcuno le scarichi tutte in serie su youtube e poi ci faccia pure un bel libro. A futura memoria.