Un regalo, un regalo vero, a chi lo attende e a chi non ne attende più è sempre una bella cosa – lo premetto.
Non sono così integralista da sostenere il contrario: che la sagra dei doni, non oro incenso e mirra, debba essere interrotta.
Solo, moderazione, questo sì.
E neppure son qui a sostenere che se non sai perché, non hai motivo di festeggiare, per quanto nella sostanza è nelle cose che queste stiano un po’ così. Ma dell’integralismo abbiamo piene le tasche. E men che mai, bisogno ora. Regalate se potete e volete: ma sì, ma a chi si può far felice, no?
E’ che entro in libreria: “Vorremmo prepararci all’Avvento, sa!”. Sì, ma di quale avvento si tratta? Cosa stiamo aspettando? – vorrei rispondere con un po’ di irrefrenabile cattiveria. Chi, cioè? A cosa vorremmo prepararci, signora? “E’ tanto che non lo vediamo, sa. E’ partito”.
Mi stupisce sempre – e persino mi inquietano un po’ certe cose e consuetudini, quando mi sembrano un po’ – come dire? e magari mi sbaglio – prive di un contenuto. Non che io, insomma … Ma mi chiedo davvero – chiederselo è lecito, senza polemizzare – cosa stiamo aspettando? Perché, se c’è un precetto da rispettare, un dovere rituale a cui assolvere, una formalità da espletare, come se andassi a mettere il bollino sul tuo tesserino ... E allora cosa vuoi aspettare? Ma sai che non ne ricordo il motivo?
La tavola imbandita prima di Natale – e va bene anch’essa quando fa armonia. Uno di cui si narra sia vissuto duemila anni addietro e a cui noi occidentali insomma dobbiamo un pezzo della nostra identità: ne abbiamo una?
Quest’anno sembra un po’ diverso a dirla tutta, con quest’atmosfera da coprifuoco, di paura diffusa dopo l’attentato: vorrei vedere! Sì, qualcosa si è raggelato; come se non si attendesse neppure quello: solo che passi la nottata – avrebbe detto l’autore di teatro.
Col timore che questa non passi più, se si deve credere agli ideologi del trend dei flussi migratori e delle guerre di civiltà, quelle che si contrappongono, si fanno la guerra e la civiltà che si spappola tra le mani. E dire che l’Avvento e poi il Natale sono feste tanto belle, dopotutto, come i ricordi dell’infanzia, così balocchi, così oggetti e ceri e luccichii rassicuranti, anche se poi non aspetti davvero niente, in fondo; sperando solo che te ne restino ancora abbastanza da festeggiare di giorni così; e da veder passare, magari un po’ invano, con lo sbadiglio della sbornia postprandiale, abuso di calorie.
Bisogna essere ottimisti e costruttivi però e riempirlo di un senso questo tempo e quest’attesa. Un libro bello e anche altro, più di una litania e di un bel gesto.
Fare qualcosa perché sia davvero l’attesa di qualcuno, sì, diciamocelo: di un cambio di vita – hai visto mai? - e di direzione; non solo la conta triste di chi c’è ancora e chi è passato a miglior vita, quella tristezza terribile che ci prende in quei giorni di festa che Dio non terminano mai.
In fondo non aspettiamo; e più nulla dovrebbe avvenire: è già venuto. Un Uomo che dell’uomo ha dato un’altra chiave di lettura, una via di salvezza (e non di fuga) anche da quella sorta di natura selvaggia che dentro gli si nasconde sempre all’uomo, certo, mica all’ultimo arrivato;
che ha promesso che non si muore, non più, non in questo modo; che ci ha mostrato quanto fossimo schiavi e prigionieri dei nostri soliti luoghi comuni.
Uno che viene ogni giorno - a ben vedere - e che non impone di esser visto; che si fa vedere ai ciechi infatti e sentire a quelli che non sentono; e che quasi mai purtroppo (!) si mostra a quelli troppo ricchi e spocchiosi, che buttan soldi tempo e dispregio in faccia ai disperati; uno che, se fossi tra i potenti della terra, lo metteresti volentieri in croce tanto ti priva del tuo alone di potere indiscusso, di pubblico omaggio.
E’ venuto e viene ancora, anche nelle città piene di polizia e di terrore, di cinture piene di esplosivo; nelle carceri – immagino - e negli ospedali; negli orfanotrofi, in mezzo alla periferie e nella polvere degli abbandonati, dei senza patria degli esuli apolidi e senza padre e madre.
E che non chiude gli occhi neppure di fronte allo scempio di chi se ne frega di tutto questo per riempirsi “solo” la borsa delle spese di quello che domani butta “perché sai non c’è più posto nell’armadio”; “è scaduto anche se sta in frigo e la macchina e tutto il resto funziona sì, ma sul mercato esiste ora – credimi - un prodotto migliore”.
Quello non lo sta aspettando quasi nessuno – ecco – e anzi mi dicono che serpeggi il terrore di poterlo incontrare un’altra volta: vuoi vedere che venga a mettere il naso in questa noia ripetitiva che è la vita, uso getto e faccio degli altri delle cose e dell’esistenza intera quel che mi pare. Diciamocela tutta: meglio non venga.
Da gente simile non sai proprio cosa ti puoi aspettare! Ed è così che Avvento e Natale lo passiamo un’altra volta a sonnecchiare a dormire a trangugiare, problemi di digestione, “prova col bicarbonato”, magari digerisci pure la capanna di quel disperato che gli sciocchi credevano un Messia. “Bello quel libro, lo posso sfogliare?”
