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La zucca

Pubblicato da Enzo Maria Cilento - fratel Simeone su 15 Novembre 2015, 09:24am

Tags: #in vista

Siamo ancora pieni della sbornia di immagini di terrore. E ne siamo già sazi, e non perché vorremmo dimenticare. Così siamo sazi dei commenti degli esperti, della commozione passeggera di qualche solone televisivo; di quelli col plastico facile e la ricostruzione in studio; di quelli “cosa faremo da domani?”; con la solita spettacolarizzazione del dolore. Di quelli che “l’avevamo detto noi”. E così se non abbiamo resistito a un’ora e mezza di diretta nel pomeriggio di ieri, abbiamo poi deliberatamente evitato la Porta a Porta del Terrore, in serata. Ve lo dice un collega: che non di questo dobbiamo avvelenarci. E neppure di certi commenti che chiedono il perdono dell’Onnipotente persino dall’ambone stamattina. La verità non riempie le tasche di nessuno, se neppure Giobbe di fronte al dolore sapeva darsene pace, mentre i suoi consiglieri sapienti apparivano inadeguati e disumani: non si può chiedere a nessuno ciò che nessuno sarebbe in grado di tollerare.

Non è la fine del mondo, questa. Non sono i segni di una civiltà al tramonto, anche se nessuna civiltà, tramontando, ne ebbe chiara e diffusa la consapevolezza: solo che il mondo invecchia (mundus senescit) dicevano i medievali, alla fine dell’Impero. E poi risorgerà, certo.

Chissà quando e dove, chissà in quale dimensione e con quali fattezze che a noi non è dato saperlo. Domani torneremo al lavoro e ad affollare la metro e le strade; i mezzi pubblici le mense e le strade ed è giusto così. E’ stato così di fronte ad ogni follia umana, ad ogni atto di terrore. La gente sgattaiolava per accaparrarsi un po’ di farina e di pane – dicono i vecchi – in mezzo alle macerie della guerra e affrontavano viaggi su strade non sicure per andare in campagna per avere a caro prezzo qualcosa da mangiare dai contadini, barattando lenzuola di lino e cose conservate in casa da lungo tempo, gelosamente, pur di vivere.

Il mondo invecchia e non capisce nulla: tutto si ripete avrebbe detto Qoelet e non c’è lezione che ricordi all’uomo la lezione. La speranza risiederebbe nel coltivare altri valori; nell’insegnarli, tramandarli, senza dimenticare. E invece dopo tre giorni di terrore e di palinsesti stravolti dagli Speciali nulla di nuovo sotto il cielo. Gli uomini son questi, poveri dimentichi e maledetti spesso, pieni di odio e di invidia, attaccati a quello che devono lasciare: il potere prima di ogni cosa; anche soprattutto quello sulle scelte altrui e sulle menti. Che dormono – come la ragione – e mettono al mondo mostri: quelli che siamo quasi sempre, noi, non solo quello accanto.

E lo spettacolo del mondo appare persino noioso pertanto, a questo punto, prevedibile, in fondo poca cosa: l’uomo così intelligente e arguto - a suo dire - eppure così sciocco e stolto, beluino, bestia, animale, lupo all’altro uomo; con quel rivoletto satanico di sangue che gli vien giù dal labbro sottile contratto, come quello di un diabolico volto, grottesca zucca illuminata e consumata da una infernale invidia d’Oltretomba: “Vi porterò con me, all’altro mondo” – il messaggio dei morti viventi.

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