Sono anni che desidero tornare a Lourdes. Ci sono stato trent’anni fa ormai, da ragazzo. Amo i Pirenei e le montagne intorno, che fanno da confine. E poi Lourdes per me è non solo la fede – che pur non è poco – ma è una montagna di ricordi. E’ il ricordo di un “gentiluomo” d’altri tempi, napoletano, gentile nei modi e nei tratti, che guidava il pellegrinaggio, una fede da spostare le montagne; o della mia vecchia maestra di scuola, con cui viaggiavo, e che sapeva delle nostre traversie familiari (mai una parola di troppo, sul tema); e della direttrice della scuola. E poi amici, sorelle e madre; persino mia zia, per una volta.
E Natalia infine, mia amica fin dall’adolescenza. Si era appena ammalata allora e per un paio d’anni me la son portata scarrozzando – letteralmente – davanti alla grotta, discese e salite, ridendo e dimenticando – almeno in apparenza – quella condizione.
Ella non manca mai nella mia preghiera: me ne ricordo come l’avessi visto ieri, il viso. Ah! Sono state cose belle. Anche le nostre mangiate di caramelle e di confetti comprati nei negozi di souvenir; i regali da scegliere e da portare indietro; le borraccette d’acqua e tutto il resto, madonnine e rosari da mettere in borsa, promessi prima di partire. Non ho rimpianti su questo. Ci veniva così naturale stare insieme anche allora che non c’era davvero nessuna forzatura, nessun buonismo di maniera in tutto questo.
E’ da allora che manco da Lourdes. Ci vorrei tornare – è da tempo che lo dico – e vorrei andarci quando c’è più silenzio ed è già autunno.
Le foglie e il fiume in piena – il Gave, mi pare – sono uno spettacolo a parte. Per chiedere cose che non sto qui a raccontare.
Per mettermi da qualche parte ad affidare passato e presente, futuro, per quel che ci rimane. Mentre il Dio parla sempre la voce delle cose sue create – mi sembra di sentire.