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Quassù

Pubblicato da Enzo Cilento su 2 Luglio 2015, 07:56am

Tags: #preghiere

Quassù

Desidero l’intimo godimento di Te, ma non mi è dato di raggiungerlo; desidero star saldo alle cose celesti, ma le cose temporali e le passioni non educate mi tirano in basso; nello spirito, voglio pormi al di sopra di tutte le cose, ma , nella carne, sono costretto a subirle, contro mia voglia. E così, uomo infelice, combatto con me stesso e divento un peso per me stesso (Gb 7,20), ché lo spirito tende all’alto e la carne al basso.

Si tratta solo di un passaggio – come una preghiera - del capitolo XLVIII, Libro III, dell’Imitazione di Cristo, a cui peraltro già altre volte ho attinto, per questo blog.

Dove a me sembra che non ci sia depressione e pessimismo sulla sorte e sulle energie dell’uomo. Pur nella consapevolezza che l’uomo che è fatto così, eternamente così; l’uomo come un’ascesi che deve fare i conti con il proprio peso, sempre. Eppure si sale …

Passioni, carne, cose temporali. Si potrebbe storcere il naso.

Il fatto è che non si tratta solo e tanto di quello che crederemmo a tutta prima.

E’ carne ciò che è idolatria e ci cattura, come un bisogno di cui non si può fare a meno: è ciò che si corrompe, che finisce insomma; e ciò nonostante ci imprigiona. Come se la nostra vita dipendesse da questo.

Non è libertà invece dipendere dalle cose, quasi da nessuna; mentre lo è liberarsene e non avere più peso.

L’uomo “infelice” del passo, lo è solo nella misura in cui la sua felicità è ancora condizionata; deve fare i conti ancora con tutte le sue semi-libertà appunto.

Ed è pure un uomo felice però, al tempo stesso: perché ha scoperto che non da quei condizionamenti dipende la sua condizione.

Ci sono tante cose – direbbe Dante – che ci fanno in basso batter l’ali. Smascherarle è già un bel passo verso la libertà.

Non c’è auto e casa, né impresa e viaggio in grande stile; non vesti e scarpe e neppure la supertecnologia che ci farà felici. Io mi ribello e lo rifiuto.

In me non dorme un’altra cosa, un’altra gioia, invece.

Non so rassegnarmi a quel che il tempo ci consuma, che la tignola e la ruggine, il maltempo e infine la muffa se lo porta via. Mentre mi porta via il pensiero, quello sì; mi porta lontano; a salire, a salire, salire. Quassù.

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B
La Preghiera che si legge nella natura è anch’essa espressione di Dio :<br /> “ Il Corvo si fa dare un passaggio dall’Aquila”<br /> (sequenza immortalata dal fotografo dilettante Phoo Chan a Seabeck nello stato di Washington)<br /> “….Un incontro rarissimo ed estremamente difficile da immortalare” si legge nell’articolo.<br /> Ed allora pensavo che “Quassù” è il Regno dove tutto diventa possibile…sembra sussurrare Dio.<br /> Per molti uomini che vanno respirando l’aria cristallina delle alte vette, quelle che si raggiungono ad ali spiegate verso di Lui, non c’è “zavorra” (limite, condizionamento terreno) che tenga…..<br /> Gli unici “vuoti d’aria” si vivono quando nel volo noi “perdiamo le tracce” e non incontriamo Dio – per motivi/limiti del tutto umani, sicuramente – ma non insuperabili per chi ha Fede e riprende “quota”, ritorna a volare usando proprio/anche la zavorra per pilotare il viaggio.<br /> Non é sempre Dio – mi dico – che ci mette a disposizione oltre all’Amore anche fardelli, “cose” in più, pesi da gestire: qualcosa da tenere, qualcosa da liberare: tutto è strumento nel percorso, da utilizzare per vivere senza esserne schiavi ( sfida, tormento e quindi ricerca) per andare/tornare …Lassù dove “Il Corvo e l’Aquila viaggiano insieme” liberi come i pensieri.
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