Occorre un po’ di riposo, prima di ricominciare. Farsi un attimo da parte, chiamarsi fuori per qualche tempo, guardarsi. In fondo è giusto avere pietà di noi stessi e delle nostre forze che oltretutto non sono inesauribili. Talvolta ci guardiamo e non possiamo (dobbiamo farlo) non avere uno sguardo benevolo su di noi. Mio Dio, quanto abbiamo fatto! Che strada!
La cosa di per sé costituisce anche una sana iniezioni di energia, di coraggio, di consapevolezza di sé. Ci rendiamo conto che abbiamo costruito; che nella vita abbiamo provato a farci una casa; degli amici; a creare dei rapporti veri; a ciascuno abbiamo provato a comunicare il credo della nostra vita, perché poi tutti ne abbiamo uno. E si esamina la nostra coerenza. Siamo stati le cose che sbandieravamo? Questo è il tempo del riposo: che sia domenica o sabato; che sia un giorno di ferie o un mese; persino un anno sabbatico. Sappiamo che il mondo aspetta qualcosa ancora da noi; che qualcuno ci guarda come ad un testimone credibile. E che qualche volta si delude.
Mi fermo per riguardarmi un po’ indietro insomma; per ricominciare e per pensare a come poter non tradire i ragazzi e gli amici; i familiari e me stesso; persino il Padreterno che confidano in me. Mi riposo per un attimo e so che c’è un universo di persone a cui devo qualcosa: la mia credibilità.
E’ per questo che il darsi da fare e l’affannarsi senza requie non basta; che interviene la stanchezza; che irrompono le domande su quanto mi muove. Mi devo questa sosta per non perdere di vista la ragione che muove la mia vita, i miei piccoli sacrifici, le mie scelte. Sarà su di un’isola e su di una baita; sarà. Ma devo farlo. E’ la ragione che cambia la natura delle cose.