Cos’è dunque la libertà d’espressione? Io credo che sarebbe il caso di chiederselo ogni tanto. A che punto sto del cammino?
Ho condiviso ieri il mio pezzo “Quito” sul sito di fans di una famosa rocker che non sto qui a citare.
Un pezzo può piacere o meno ed anche le posizioni che esprime: ci mancherebbe! Si parlava sostanzialmente di solidarietà, per chi non lo avesse letto.
A qualcuno non è piaciuto che usassi quello spazio per questo: che quelle lezioncine in quell’ambito non hanno ragione di essere. Al di là dell’amor proprio che non è stato scalfito direi, è il dubbio sul settarismo che inquieta; che anche in uno spazio “libertario e anticonvenzionale” potere esprimere le proprie idee sembra diventare solo un optional: “tu qui non hai diritto a parlare!”.
L’intolleranza e la chiusura è dappertutto e questo è evidente, anche in quegli ambienti in cui mi si inviterebbe a mettere le mie lezioni di morale. E questo mi riporta alla memoria l’atmosfera di certe combriccole e comitati politici e non; a certe collettivi e così ancora.
Ascoltare invece è più difficile.
E’ probabile che dietro uno spirito così esacerbato ci sia una storia deludente che non conosco e per la quale chi in questione non cerca certo la mia comprensione e tanto meno la mia pietà. Che infatti non c’è.
La mia pietà e la mia delusione sono rivolte semmai ad un mondo in cui anziché dire “tu non puoi stare qui”, sarebbe bene si dicesse con sincerità “benvenuto tra noi”. Senza nessuna retorica, oltretutto.
Dopodiché, non c’è nessuna forzatura che tenga; e se quel che dico non piace, semplice non leggerlo, ignorarlo o infine contestarlo in toni che siano civili.
E’ così che si misura uno spazio di umanità oltre che di democrazia.
Il resto è solo idolatria intolleranza e un altro ghetto da separare con un altro muro. Noi quei muri li abbiamo scavalcati e sinceramente ne ringraziamo Dio.