Un altro sport non è da sé garanzia di un’altra vita. La vita, le sue regole, sono le stesse per tutti.
E così, lo ricordo a qualche giorno di distanza, finita l’ondata di piena, anche il Petisso Pesaola, tante Marlboro e qualche whisky, se n’è andato. La verità è che quel mondo lì, il suo, non c’è più.
Mi divertiva molto però con tutte le sue scaramanzie, con tutto il così poco “politically correct”. Dai paradigmi sbagliati ai congiuntivi; e poi sigarette spente a bordo campo e sacchi di sale sparsi davanti alla porta e nei dintorni, per scacciare la malasorte. Ma era un altro mondo, con tutte le giacche ed i pullover fuori stagione da indossare fino a che portano bene.
Gli allenatori (di calcio e non) non erano “fichi” come Klopp e Mourinho: erano solo dei signori attempati, perlopiù, panciuti e puzzolenti di sigaro; a cui piaceva la tavola infatti: insomma se non proprio dei padri burberi, degli zii bonari spesso; e comunque dei patriarchi.
Nascevano tutti così.
Mio padre dice che è inutile continuare a scrivere di loro: che nessuno se ne ricorda più, specie sul web poi, che è terra di giovani, senza memoria.
Lo ha sottolineato vieppiù quand’ho detto di Bagnoli e di Scopigno, di Radice e di Giagnoni, le settimane scorse; e me lo rammenta sempre; così come me lo diceva un rampante collega al Corriere della Sera: “di queste cose non interessa niente a nessuno”; salvo poi riprendere pari, pari le mie idee vecchie e superate. E vabbè!
Si vendono migliaia di copie di libri sul Paron Rocco invece; e su Helenio Herrera, “taca la bala” e “habla habla”.
E lo stesso accadrebbe di tanti, se solo qualcuno ci provasse a raccontarli. Di quelli che s’inventarono la staffetta Mazzola-Rivera nel ’70; di quelli che le presero dal dentista della Corea nel ’66 e che strillavano col tono stridulo di certe donnine furibonde; di quelli che calcio e champagne in provincia; o calcio e sangiovese; di quelli con la bottiglietta dell’acqua benedetta ovunque.
Ma ha ragione papà: di questi interessa a me e a pochi intimi che riescono ancora a ridere di una partita di calcio. Mentre forse non servirebbe a nessuno sentirne parlare: son cose inutili, come la memoria. Mah!
Insomma oggi non si fa: non si sorrida, perdio! Si tratta di una cosa troppo seria, il calcio, per poterlo fare: meglio la guerriglia. Mentre noi ci sentiamo tutti “chiamati” come gli strateghi alle Termopili.
Petisso Peasola - ne sono certo - no.
Lo sapeva bene di essere alto come un “petisso”, un uccellino, un soldo di cacio. Che tutta la vita non vale molto di più.
E che, come si dice a Roma, “la vita è proprio un mozzico”.
Vuoi mettere, saperne sorridere?
