Se dovesse scegliere Cristo e dovessi scegliere anch’io, la chiesa la vorremmo piena anche di gente varia ed eventuale, a volte, variopinta; di quella che in chiesa ci vien poco, magari; o di quelli che i più, difficilmente vorrebbero trovare là.
Donne belle e anche truccate forse, scarmigliate; artiste giovani e vecchie e trine; un velo ed una spallina, la veletta; vestite di tutto punto, insomma, e persino un po’ scollate; e poi ancora attori e attrici truccatori e costumiste, itineranti, gente del circo, gli artisti e i cantanti di tutti i tempi e di tutte le età; non perché gli altri non ci stiano bene, ma perché per queste creature ha sommo amore Dio, e a Lui piaccion tanto, perché insomma lo fanno divertire.
E mentre lo pensavo, me le vedevo quelle facce accanto e tra i banchi, persino sugli ordini più alti della chiesa; in vetta alle arcate e alla navata; nei corridoi, in galleria, sul ballatoio, intorno all’organo, le facce di tanti che avevo conosciuto, al cinema e a teatro.
Che questi posti devono essere pieni di gente con cui cenerebbe Lui e pranzerebbe, nostro Signore; spiazzando tutti quelli che vorrebbero che a tavola col Nazareno ci fossero solo i perfetti – dico - mentre invece gli imperfetti e i fragili, passionali e innamorati, sognatori e recitanti, suggeritori sul palco e sotto ne hanno ben diritto, e anche di più.
Sono certo che passando asciugherebbe ogni lacrima, come sempre; e molti intonerebbero e improvviserebbero la loro parte migliore; venite, amici miei che state vicino al cuore mio, e che col bello ci spingete a sognarlo, a sfiorarlo l’eterno.
Anna dei miracoli e la voce della Callas; Nannarella mia e Virna, le bionde dello schermo, Marylin e Marlene, Greta, Rita la Rossa; gli occhi che non sorrisero e Lassù con qualcuno che ci ama; da un lato lo sceriffo Wayne; dall’altro il ballo di Nureyev e Nijinskji, leggero; e tutto un vorticoso andare di voci impostate: e Stoppa e la Pagnani; Cervi il suo Maigret; Buazzelli e Gassman; e tutto il mondo che si fa di celluloide e di sipari aperti e poi socchiusi. E tanti carri, come a Stratford on Avon, carrozzoni a formare un semicerchio in cui mettere in scena l’Umana Commedia di Balzac e degli Avari Immaginari; dei mille sogni di Tolstoj e di Karenina; laddove è tutto stropiccio di occhi e di vesti; e dove appare che l’uomo è così simile al suo Dio; gli assomiglia e crea.
