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Che ne sarà di lui...

Pubblicato da Enzo Cilento su 23 Maggio 2015, 08:54am

Tags: #mater et magistra

“Che ne sarà di lui?”. E’ l’apostolo Pietro a chiederlo a proposito del destino dell’autore del più complesso dei Vangeli, Giovanni. Ma è quello che ci chiediamo tutti incrociando la vita di altri come noi: “che ne sarà di lui?”. Ce lo siamo chiesti di quelli da cui ci siamo separati per percorrere altre vie.

E se lo chiedono molto – con altro accento - i genitori e i maestri veri, specie di fronte al futuro dei figli, di quelli di cui non capiscono il cammino, di cui vedono le fragilità caratteriali o di salute.

Bisogna confidare e procedere – verrebbe da dire frettolosamente - anche se i nostri marciapiedi sono pieni di diseredati e di nullatenenti, di malati di mente: “che ne sarà di loro, di ciascuno di loro? – si sarà auspicabilmente chiesto qualcuno, un genitore o forse solo un essere umano cui stava a cuore la loro singolare e personale esistenza.

E che ne sarà di quelli come noi che scrivono e che dissentono spesso dall’andazzo comune?

Che ne sarà di quelli che non trovano ancora un posto dove posare il capo, un luogo dove trovare i contorni alla propria vocazione umana? Che ne sarà? Ne affidiamo il futuro e l’oggi, la gioia e le difficoltà da incontrare ad un Dio-Provvidenza che chiede però sempre (sarebbe irresponsabile il contrario) anche la nostra collaborazione: sempre. Perché tutti abbiano un casa, un posto dove sentirsi a casa; una situazione in cui possano dare il meglio di sé e non certo solo per sé.

Che ne sarà di lui?

Me lo sento rimbombare nelle orecchie, come della mia parabola umana; e penso insieme a Giovanni che avrebbe scritto pagine meravigliose e vissuto questa confidenza così grande con la storia e l’uomo di cui avrebbe scritto la storia: dal suo punto di vista, il suo cuore.

Sarebbe andato lontano e sarebbe andato ovunque, alla ricerca di quella memoria che lo teneva in vita, raccontandola.

Avrebbe lasciato al mondo un mistero luminoso che avrebbe sollecitato filosofi e gente comune: “al principio era il logos. En archè”.

Avrebbe scritto la sua storia e il suo passaggio in essa così com’era scritto e come nessuno avrebbe potuto impedire che accadesse; perché in principio era già scritto quel che sarebbe stato e ancor di più dal momento in cui, in un certo giorno, ad una certa ora ben precisa del pomeriggio, incontrò un uomo che gli avrebbe cambiato la vita, come se tutto fosse già raccontato, anche quell’incontro.

Che cosa ne sarebbe stato di lui?

Quello che né occhio mai vide, né orecchio udì, né mai avrebbe potuto impedire la volontà di un altro uomo.

Aveva anche lui la sua strada da percorrere, come un fiume di inchiostro da seguire e su cui lasciare orme indelebili, per sempre.

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