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Consacrati

Pubblicato da enzo cilento su 24 Febbraio 2015, 09:48am

Tags: #mater et magistra

Non c’è altra regola che “Vivere il Vangelo”.

Era quanto sostenevano i primi grandi padri del monachesimo, Basilio il Grande tra questi, come riprende infatti a giusta ragione il documento per l’anno della Vita Consacrata, “Scrutate”.

Ed è questo insomma il discrimen tra l’esserlo, consacrati, o averlo invece dimenticato, ritengo.

Non credo peraltro che si tratti di puntare ad un appiattimento e ad una uniformità spersonalizzante. Credo alla varietà e non mi stanco di dirlo e di educarmici.

Di certo ci sono “valori” per così dire inalienabili, non negoziabili: primo tra tutti, la carità.

E’ da qui che nasce – riflettevo - quel motto agostiniano “ama e fa’ ciò che vuoi”, spesso usato oltretutto in malo modo. Vuol dire che in nome dell’amore si può essere talora anche duri e spigolosi, indigesti, ma che l’amore giustifica a volte e spiega anche questo.

Un medico ed un educatore a volte devono esserlo.

Si ama volendo il bene, quello vero, delle persone; e il bene vero è quello di incontrare quel che si è, esseri in relazione con qualcosa di più grande e con un Mistero: non bastiamo a noi stessi, non siamo la spiegazione sufficiente della nostra esistenza.

E’ questo l’amore del Vangelo: che poi comporta mille comportamenti conseguenti e traducibili in pietà e in solidarietà – d’accordo - in disponibilità e in sensibilità; in altruismo, se vogliamo, in volontà di spendersi: ciascuno secondo la propria vocazione e la propria inclinazione.

E’ questa Buona Notizia su di un Regno e su di un mondo di relazioni “differenti” ciò a cui ci si consacra, pur senza avere la pretesa di essere perfetti.

Questo significa l’abbandono di altri idoli invece: sé stesso, il danaro, il successo, l’uso dell’altro per i nostri bisogni, tutti. E questo significa ancora che nulla viene preposto all’amore, così come Cristo lo ha insegnato: un amore vero e gratuito, talora scomodo.

Dopodichè si darà da mangiare ad affamati, da bere ad assetati, si visiterà l’infermo e il carcerato, l’orfano e la vedova; non si abbandoneranno gli altri e i propri cari, tantomeno nel bisogno, non si tradirà, si perdonerà, si farà l’elemosina e ogni pratica devota.

Ma questo solo per amore dell’amore.

Ecco perché “se ami, puoi fare ciò che vuoi”: perché non puoi che pensare in termini di custodia e di tutela.

Ci si consacra a questo dopotutto. E’ la sola regola che conta.

Tutte le altre vengono poi e non è detto che non possano essere cambiate, che non possano essere tra loro antitetiche.

O il Vangelo ci cambia la vita; o rischiamo di cambiarlo noi, il Vangelo; facendone un’altra cosa, un libretto di regole pietistiche, di pratiche; e un altro prontuario per renderci schiavi della nostra insindacabile autorevolezza.

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B
Dedicarsi, donare se stessi<br /> <br /> Poiché non sono una persona che si è ufficialmente Consacrata a Dio, uso dei sinonimi del verbo consacrare per dare un titolo a questi miei pensieri “a voce alta” e di carattere non strettamente religioso, ma che vogliono in egual modo sostenere l’importanza del poter “dedicare, donare se stessi” a ciò e/o a chi amiamo di più nella vita.<br /> Mi sono tornati alla mente i discorsi affrontati con i miei genitori quando dovevo scegliere l’indirizzo per le scuole superiori: sin da piccina fingevo – giocando - di parlare in inglese o in francese perché mi affascinava l’idea di potermi esprimere in modo diverso rispetto alla mia lingua madre. Passione che mi ha seguito nel tempo tanto da approdare alla scelta di un Liceo Linguistico (nel 1978 in una scuola privata, che mi avrebbe obbligato a sostenere esami al termine di tutti e cinque gli anni per veder riconosciuto dallo Stato il diploma liceale).<br /> E vengo al punto: i miei genitori pur di rispettare le mie inclinazioni ed anche se questo significava appunto affidarsi ad una scuola privata e sostenere un impegno economico particolare, accordarono questa scelta che mi consentiva di “vivere” dietro un banco di scuola ciò che “amavo” di più.<br /> Purtroppo , malgrado i risultati di tutto rispetto, durante l’estate cambiò la mia vita perché mio padre ci lasciò ed io ho preferito &quot;alleggerire&quot; il carico dei miei studi ricominciando in una scuola pubblica dove potevo continuare a studiare le lingue straniere ed altre materie per me interessanti (peraltro non c’era tempo sufficiente per sostenere esami integrativi ). Sulla scia del sostegno ricevuto dai miei nella scelta degli studi superiori (scelta di una certa importanza, visto che spesso indirizza o dovrebbe indirizzare verso un percorso lavorativo che rispetti appunto le caratteristiche personali) intrapresi un percorso che in un certo qual modo mi ha dato l’opportunità di vivere esperienze lavorative gratificanti anche se nel tempo non son mancate le disillusioni.<br /> Ho raccontato questo piccolo spaccato di vita senza aver la presunzione di paragonarlo a scelte più profonde e magari sofferte di fede e non, ma solo e semplicemente per avvalorare quanto detto nel Blog riguardo le vocazioni, le inclinazioni di ognuno di noi. L’amore e la passione che portiamo dentro per ciò che ci interessa veramente ci spingono avanti nella vita, ci incoraggiano ad intraprendere quel “Viaggio dello Spirito” ed anche della Ragione quindi, per dirla con il linguaggio del Blog, che ci porta a realizzare i progetti più cari. Naturalmente la vita non sempre favorisce le scelte che cuore e ragione ci dettano : nello studio, nello sport, nel lavoro, nei sentimenti; a volte ci sono ostacoli, a volte siamo noi stessi ad essere in confusione o impreparati per le scelte (mi riferisco soprattutto agli adolescenti che devono scegliere studi superiori o universitari, scegliere amicizie, legami sentimentali , un percorso sportivo, una fede religiosa o comunque una fede che dia senso alla vita).<br /> E comunque credo sia innegabile che capiti anche “ai grandi” (come me) di mutare scopi di vita o di scoprirne nuovi strada facendo a seguito di esperienze positive o negative; ed in quello “Scrutare” che risulta decisivo per i Consacrati ( ma che riguarda un po’ tutti direi), l’essere umano si rinnova in un continuo “elaborare dati” per certi versi inevitabile, necessario alla vita.<br /> Riprendo l’esempio della personale esperienza fatta con la scelta scolastica che, nella sua semplicità, può essere valido perché paragonabile a quanto vissuto da molti in età adolescenziale: nel cambiare scuola ho affrontato in quei cinque anni lo studio della storia dell’arte e della psicologia che mi hanno consentito di scoprire altre inclinazioni, ma anche di approfondire il mondo della fede e della religione, della storia, dei sentimenti, della ragione e delle arti intese come altro modo di “donare se stessi” ed entrare in relazione con il prossimo; e ad esser sinceri , quel “nuovo” interesse, quel’ intraprendere un nuovo percorso mi ha regalato un diverso approccio alla vita nei suoi diversi aspetti. Un po’ come dire che per un sapere rinnovato, per fiducia e convinzione in quello che riempie positivamente le nostre vite si può effettivamente “amare e fare ciò che si vuole” (come accade con la Fede, quella che si trae dal Vangelo e che nella sua semplice potenza cambia la vita di chi crede: e sembra di sentire quei versi “popolari” che incoraggiano in tal senso: “Vivimi senza paura ….., lascia l’apparenza e prendi il senso).<br /> <br /> “Incontrare, Scrutare, Amare, Fare” <br /> <br /> I verbi letti nel commento del blog si adattano alla vita dei consacrati, ma a pensarci bene anche a tutti gli altri esseri umani che vogliono amare la vita e il prossimo e costruire il bene, per amore dell’amore vero e gratuito quello che sappiamo meglio esprimere attraverso le inclinazioni e le vocazioni.<br /> Sarà un caso? Primavera in Cielo e in Terra: un tempo favorevole per gli uccelli nel cercare un nuovo nido, per donare e dedicare “fiori e frutti”.
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