Non c’è altra regola che “Vivere il Vangelo”.
Era quanto sostenevano i primi grandi padri del monachesimo, Basilio il Grande tra questi, come riprende infatti a giusta ragione il documento per l’anno della Vita Consacrata, “Scrutate”.
Ed è questo insomma il discrimen tra l’esserlo, consacrati, o averlo invece dimenticato, ritengo.
Non credo peraltro che si tratti di puntare ad un appiattimento e ad una uniformità spersonalizzante. Credo alla varietà e non mi stanco di dirlo e di educarmici.
Di certo ci sono “valori” per così dire inalienabili, non negoziabili: primo tra tutti, la carità.
E’ da qui che nasce – riflettevo - quel motto agostiniano “ama e fa’ ciò che vuoi”, spesso usato oltretutto in malo modo. Vuol dire che in nome dell’amore si può essere talora anche duri e spigolosi, indigesti, ma che l’amore giustifica a volte e spiega anche questo.
Un medico ed un educatore a volte devono esserlo.
Si ama volendo il bene, quello vero, delle persone; e il bene vero è quello di incontrare quel che si è, esseri in relazione con qualcosa di più grande e con un Mistero: non bastiamo a noi stessi, non siamo la spiegazione sufficiente della nostra esistenza.
E’ questo l’amore del Vangelo: che poi comporta mille comportamenti conseguenti e traducibili in pietà e in solidarietà – d’accordo - in disponibilità e in sensibilità; in altruismo, se vogliamo, in volontà di spendersi: ciascuno secondo la propria vocazione e la propria inclinazione.
E’ questa Buona Notizia su di un Regno e su di un mondo di relazioni “differenti” ciò a cui ci si consacra, pur senza avere la pretesa di essere perfetti.
Questo significa l’abbandono di altri idoli invece: sé stesso, il danaro, il successo, l’uso dell’altro per i nostri bisogni, tutti. E questo significa ancora che nulla viene preposto all’amore, così come Cristo lo ha insegnato: un amore vero e gratuito, talora scomodo.
Dopodichè si darà da mangiare ad affamati, da bere ad assetati, si visiterà l’infermo e il carcerato, l’orfano e la vedova; non si abbandoneranno gli altri e i propri cari, tantomeno nel bisogno, non si tradirà, si perdonerà, si farà l’elemosina e ogni pratica devota.
Ma questo solo per amore dell’amore.
Ecco perché “se ami, puoi fare ciò che vuoi”: perché non puoi che pensare in termini di custodia e di tutela.
Ci si consacra a questo dopotutto. E’ la sola regola che conta.
Tutte le altre vengono poi e non è detto che non possano essere cambiate, che non possano essere tra loro antitetiche.
O il Vangelo ci cambia la vita; o rischiamo di cambiarlo noi, il Vangelo; facendone un’altra cosa, un libretto di regole pietistiche, di pratiche; e un altro prontuario per renderci schiavi della nostra insindacabile autorevolezza.