Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, Se questo è un uomo)
Adesso che al silenzio della storia ha fatto seguito lo strombazzare dei media, dei giornali, delle mostre, delle televisioni, non è così evidente che la Memoria sia quella che si ricorda ogni giorno davvero come un monito e come un comandamento. Perché Levi – come in un passo del Deuteronomio – lo richiama come un decreto perenne, “ripetetelo ai vostri figli, ricordatelo quando vi alzate e quando andate a dormire, quando siete in casa e andate per via”, e non solo come un buon sentimento di pietà da rispolverare davanti al monitor una volta l’anno, per chiederci come sia stato possibile.
Lo è ogni volta che ci dimentichiamo quello che si è grado di essere di fronte alla brama di potere, all’egoismo che acceca. Lo è ogni volta che dimentichiamo la nostra natura di belve.
E quella gente non ha solo bisogno di essere compianta: è lì accanto a voi. Ed ha diritto di essere riconosciuta, rispettata, di essere guardata come un popolo che vive e che chiede e lotta solo per poterlo fare: sempre. Anche oggi. Essi non sono mai i responsabili delle nostra infelicità.
