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Se questo è un uomo

Pubblicato da enzo cilento su 27 Gennaio 2015, 07:59am

Tags: #preghiere

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo)

Adesso che al silenzio della storia ha fatto seguito lo strombazzare dei media, dei giornali, delle mostre, delle televisioni, non è così evidente che la Memoria sia quella che si ricorda ogni giorno davvero come un monito e come un comandamento. Perché Levi – come in un passo del Deuteronomio – lo richiama come un decreto perenne, “ripetetelo ai vostri figli, ricordatelo quando vi alzate e quando andate a dormire, quando siete in casa e andate per via”, e non solo come un buon sentimento di pietà da rispolverare davanti al monitor una volta l’anno, per chiederci come sia stato possibile.

Lo è ogni volta che ci dimentichiamo quello che si è grado di essere di fronte alla brama di potere, all’egoismo che acceca. Lo è ogni volta che dimentichiamo la nostra natura di belve.

E quella gente non ha solo bisogno di essere compianta: è lì accanto a voi. Ed ha diritto di essere riconosciuta, rispettata, di essere guardata come un popolo che vive e che chiede e lotta solo per poterlo fare: sempre. Anche oggi. Essi non sono mai i responsabili delle nostra infelicità.

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B
E se questo accade sotto il tetto delle nostre case con genitori, fratelli, figli, coniugi e parenti – mi dico - a maggior ragione può verificarsi sulle strade del mondo dove tutto si amplifica sino agli estremi che ci sconvolgono: guerra, violenza, terrore, disumanità, pulizia etnica, genocidi.<br /> Così senza alcuna presunzione e senza aver la certezza di evidenziare qualcosa di definitivamente risolutivo o necessariamente “nuovo”, mi ritrovo semplicemente nelle parole proposte dal Papa : parole forse pensate e dette anche da tanti altri esseri umani nel quotidiano, dentro e fuori dalla propria “Fede”.<br /> “…..Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti”…...<br /> Di nuovo parole che mi ritrovo a leggere/ascoltare, provando a proporle – come fossero Preghiera - non solo ai giovani, figli, nipoti, ragazzi della porta accanto, il futuro del mondo - per cercare di capire, per non dimenticare, per favorire il dialogo, ma anche agli uomini del presente - a me per prima - per metterci a disposizione con “il cuore in mano” perché no, massima apertura e disponibilità; con il desiderio di dare un senso alla Storia e alla Memoria di ognuno.
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B
E forse nella storia di quasi tutti gli esseri umani c'é traccia di fallimenti causati dalla mancanza di dialogo: ricordo anch'io, più di una decina di anni fa, di aver usato carta, penna, la viva voce per mantener vivi alcuni legami, per fronteggiare seri sintomi di crisi e cedimento (situazioni che poi per molti aspetti non sono altro che la versione ridotta di quello che accade amplificato nel mondo). Ma chissá, nel tempo e soprattutto quando le cose nascono durante la primavera della vita (che ci trova giovani, forti, pieni di speranze, propositi ed energie) può accadere che quel dialogo non sappia sopravvivere all’autunno della nostra esistenza anche se proposto e riproposto sotto diverse forme; e le cause possono essere mille e più: possiamo non essere stati educati o allenati a sostenerlo e quindi ad accoglierlo e sperimentarlo, possiamo sottovalutarlo o far prevalere la chiusura, l’egoismo, la superficialità, la leggerezza, il dare per scontato che tutto vada avanti lo stesso… e molto altro. Sta di fatto che se non si spendono più parole fallisce anche “l’unità” .
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B
Proprio oggi, per non lasciare “vuota la Memoria”, per dare un senso ed anche un futuro alla Storia, mi faccio aiutare da semplici parole (e spero di saperle usare) perché sono quelle che scritte, dette o illustrate da immagini (foto, film, sculture, disegni, ecc…) possono non farci dimenticare, possono farci vivere in pace e con amore, rispettati e rispettando, anche attraverso il dialogo – che poi in taluni casi può, credo, essere vissuto come una forma di Preghiera che unisce.<br /> Dico questo perché in diverse situazioni della vita, da quelle più semplici a quelle più importanti, ho riscontrato che molto può il dialogo (di questi tempi soprattutto quello interreligioso, ribadito un po’ ovunque) e che forse solo in alcune rare eccezioni viene perfino sostituito da un’intesa fatta di sguardi e semplici gesti fra le persone di diversa lingua, razza, religione, colore, sesso, ecc..(dono – quest’ultimo però di e fra pochi).<br /> Quindi il dialogo – uno dei segnali di vitalità nei rapporti umani - fonte di scambio, chiarimento, oserei dire dono di sé all’altro - se per giunta avviato con desiderio di apertura, rispetto, amore e collaborazione - dovrebbe portare al Positivo;
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