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Come DIOR comanda

Pubblicato da enzo cilento su 11 Gennaio 2015, 10:54am

Tags: #attuale

Come DIOR comanda

E’ Gianni Gennari su Avvenire e non il sottoscritto il “responsabile” in partenza di quanto sto per dire, anche se si alzi in piedi chi possa dire in tutta coscienza “io non ci avevo pensato”.

Il pezzo di Gennari, la consueta rubrica “Lupus in Pagina”, si intitolava “Zero tituli”? No: persino troppi (nostalgie travestite di teologia)” e indicava – prove alla mano – l’evidente controffensiva di quella parte di Chiesa (?) che sembra ancora refrattaria al linguaggio di Francesco (Bergoglio) e persino del Vaticano II.

Bergoglio tempo fa ci scherzava su “dicono che io sia socialista”. E Messori alla vigilia di Natale, dalla pagine del Corriere parlava dello smarrimento provato dal cattolico medio (e chi è?) di fronte alle prese di posizione “spiazzanti” di questo Papa. Sorvolo!

Gennari portava a sostegno della sua tesi alcuni titoli (e relativi pezzi comparsi nei giorni addietro).

Su “Italia Oggi”: “ Il Papa vuole cambiare la Chiesa. Per adattarla a un post-Cristianesimo che è dilagante”. Al che l’autore risponde “il mondo che non piace (Vaticano II) corrisponde a tutti i titoli apocalittici contro ciò che nel frattempo ben sei papi hanno continuato ad indicare come la più grande grazia di Dio alla Chiesa dei nostri tempi”.

Su “Il Foglio” invece De Mattei, storico “capofila italico di nostalgie travestite di teologia figlia del passato e di calcoli di poteri” (Gennari dixit), ecco “Tango in San Pietro, mentre la barca va alla deriva”. Per De Mattei la Chiesa è il Titanic che a causa del Concilio e dei suoi papi si sta “autodemolendo”.

Infine ancora “Il Foglio”, a firma George Weigel, “negli Usa capofila degli stessi nostalgici, pubblica “Scontro a fuoco porporato”. Per lui il Sinodo dei “manipolatori” (Kasper, Forte, Baldisseri) è servo dello “spirito del tempo” (Zeitgeist) e non dello Spirito Santo.

Conclude Gennari: “anche per Weigel, il Vaticano II va letto alla luce della teologia, figlia anglosassone di quella di De Mattei e di lefebvriani più o meno coperti”.

Di questi ultimi, di cui invero avevo perso le tracce, un ultimo vagito mi ero capitato di captarlo in una Parrocchia romana del centro, affidata da Benedetto XVI ad una fraternità elevetica che celebrava infatti (ne aveva diritto) secondo il vecchio rito, in latino, appunto secondo quanto le era concesso (e fin qui nulla di male); e vieppiù dinanzi ad una “folla” di fedeli (aristocrazia romana e dintorni) che arrivava sul sagrato in Jaguar e con il proprio bel messale romano in pelle, rigorosamente nella lingua di Cicerone, sempre vestita “come Dior comanda”.

Uno spettacolo d’altri tempi appunto: quelli per cui non si prova alcuna nostalgia: non io invero.

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