Tra le cose da salvare - poche invero - di un anno trascorso in Seminario, a Napoli, quello appena passato; mi ritrovo tra le mani da qualche giorno una splendida preghiera di Agostino (mi sembra di ricordare anche chi me l'abbia data): "fa' che le Scritture mi si rivelino ogni giorno un po' di più. - dice più o meno - Perchè anche questo amore è un dono, questo desiderio di conoscere. Non fare che questo filo d'erba assetato rimanga senz'acqua, insomma".
La verità è che mai mi ha abbandonato in questi anni la curiosità almeno e il gusto della Scrittura, anche se la nostra non è la religione della "sola Scriptura" - mi è ben chiaro - e ad ogni modo, anche in questi giorni, mi sono messo con impegno - non solo perchè è Avvento di Natale - a rileggerne qualcosa: non proprio a caso.
Per uno strana serie di coincidenze, così, giorni fa, ho ripreso la lettura di Tobia, riscoprendolo incantevole.
Dopotutto, per ognuno di noi sembra esistere un solo matrimonio voluto dal cielo, come per Sara, figlia di Edna e di Raguele, la quale vede morire sette mariti prima di trovare Tobia, colui che da sempre le era destinato. Cosicchè, tentando una lettura simbolica quasi immediata, non ho potuto fare a meno di pensare a tutti i mariti, le cose, che mi son visto morire a fianco in questi anni, a tutti i tentativi di legarmi a questo o a quello.
Di certo, ora non può che prenderci la paura di qualsiasi legame (paura mia e altrui); eppure, chissà, da qualche parte c'è qualcuno, qualcosa a cui sono destinato, uniche nozze che non provocano la morte ed il lutto.
MI conforta tutto questo, e molto; perchè qualcuno - sono certo - come l'angelo Raffaele nel racconto di Tobia - mi sta cercando senza meno.
A tutti viene incontro, si fa a fianco, prende un altro nome, e ci guida all'incontro che per noi era previsto: quello giusto, fin dall'eternità.