La Repubblica di Milano, 15 dicembre 2014.
C’è un articolo che parla di un luogo dove in effetti“non sono mai stato”, pur avendoci trascorso del tempo: mai stato come avrei desiderato - intendo.
E’ Chiaravalle milanese; per meglio dire il Monastero Cistercense di Chiaravalle Milanese. E’ una vecchia storia questa nella quale non entro se non marginalmente...
E’ una storia sbagliata: di denunce e di ricatti (sembra); di tentativi di estorsione; di abusi e molestie sessuali. Una storia alla quale ho assistito, per certi versi, venendone via prima di restarne inghiottito.
E la sensazione che ho avuto, sgradevole, – nei vaghi riferimenti ad “un quarantenne romano fuggitone alle prime avvisaglie” – è quella di essere stato chiamato in causa, attenzione invero non richiesta, specie se – come dice l’autore dell’articolo – quella telefonata che somiglia molto alle mie parole, fosse stata registrata: con l’autorizzazione di chi?
In ogni caso mi tolgono qualche anno di età e anche questo non dispiace, non è vero?
Stavo leggendo in questi giorni il libro di Ester.
Quando Mardocheo scopre la vendetta di Aman che vuole sterminare i Giudei, egli si rivolge alla regina (Ester appunto), ebrea anche lei, dicendole che non potrà salvarsi da sola e che forse è divenuta regina proprio per far fronte a questo compito: salvare il suo popolo. Ester non si tira indietro…
Mi sono chiesto tante volte se e come avrei potuto aiutare “il mio popolo” anche in questa vicenda di cui sopra. Certamente non avrei potuto farlo, testimoniando il falso o l’insostenibile e, come i fatti mi stanno dimostrando, al di là del clamore giornalistico (lo dice un addetto ai lavori, con tanto di tesserino da professionista), poco resterà di questa “bella pagina” di fango.
Mentre certe cose sono vinte abbandonandole al proprio destino, che è quello dell’implosione: “che muoiano”. Cercando invece nuove vie, creando esperienze alternative, fatta salva la necessità – ove ce ne fossero gli estremi – che i reati penali come tali vengano trattati.
Ho letto insomma tutto il brago di cui sapevo e immaginavo ma alla fine non ne ho visto un esito costruttivo.
E la verità detta in sé alla fine non basta: alla denuncia bisogna dare un seguito. Ci si dovrebbe chiedere, sempre. “Quindi cosa voglio fare in alternativa? Come voglio vivere, io?”
A chi, nei mesi scorsi mi ha interpellato più volte per coinvolgermi (evidentemente registrando quel che avrei detto senza la mia autorizzazione, e questo è un reato) ho offerto molto di più: di lasciare che i morti seppellissero i propri morti (non c’erano gli estremi per la condanna penale) e di provare tutti insieme, noialtri (?credevo), a vivere – se è questo che ci sta a cuore – a creare una fraternità di persone unite da altro, da Cristo; non i puri, ma neppure gli imbroglioni.
Ho mille dubbi, lo confesso; ed Ester, decisionista, non mi aiuta: ma Ester fu coraggiosa e realista al tempo stesso, più realista del re.
E alla fine, ebbe ragione lei…