Quando questo blog è nato, non mi ero posto che un obiettivo: quello di raccontare delle cose vere che mi stavano "occorrendo". Invero, venivo fuori (parliamo di oltre un anno e mezzo fa) da qualche esperienza religiosa apparentemente inadeguata e insomma affidavo al web quello che sentivo, ciò in cui credevo: ve n'è ancora traccia, spulciando l'archivio.
Da allora molte alte cose sono accadute (molti mi invitano a superarle, a piè pari): ho vissuto persino un anno in Seminario a Napoli, trattato come un adolescente (non c'è molto gusto, a dirla tutta); e poi ancora una breve convivenza con i miei, dopo secoli interi; cadute e risalite, speranze e delusioni, un vero pezzo di vita.
Il blog volli intitolarlo al vecchio Simeone del Vangelo, perchè allo stesso suo modo, al modo di tutti quelli che attendono cercano e sperano qualcosa, io mi ero a lungo fermato ad aspettare che si materializzasse ciò che aspettavo: un Liberatore. E fu per questo che la prima preghiera dopo anni spuntatami sulle labbra fu quella dell' "Ora lascia Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perchè i miei occhi hanno visto...". Da allora, benchè avessi visto, ho voluto cercare ovunque Egli si facesse vedere: l'ho inseguito. E sono stato di qua e di là, vivendo la quotidianità della fatica e della ricerca; spesso imbattendomi in idoli, oltretutto.
Ad ogni modo, ogni volta che il vecchio Simeone, come oggi, mi si presenta incontro, nella Liturgia ad esempio, l'emozione è intatta e grande: si chiama memoria. E mi si riaccende il ricordo di quella promessa e anche il progetto di liberazione e di condivisione/narrazione che mi hanno spinto fin qua.
Vero è che le cose non dobbiamo cercarcele lontanissime: son qua. Come il bambino viene davanti agli occhi del vecchio Simeone il saggio, così da subito questa incarnazione era già davanti a me fin da subito, da allora: chiamato a viverlo e a raccontarlo; chiamato a dare corpo carne e sangue a quello che avevo veduto. Ci sono state delle fughe nel frattempo - come Giona - di fronte a questo; e questo è stato la mia rovina; i ritorni invece, il rimettere a fuoco invece è frutto di una memoria viva e che non inganna. Mi è stato detto "la tua vita è un'altra: vendi tutto e seguimi".
Sì, ma dove?
In effetti il dove era ovunque mi avrebbe portato la voce di questa liberazione: ovunque avviene questa liberazione graduale e progressiva, là devo essere io. E vivere questo processo e così parlarne e condividerlo: poi al resto dell'opera dovrò prestare la mia fiducia, la mia pazienza, il mio cervello ed il mio cuore; dovrò stare sveglio e non perdere di vista quel che ho veduto e che mi ha conquistato, senza dimenticarlo mai. Perchè era quanto si era incarnato nella mia vita quotidiana, allora, senza deciderlo a tavolino. E su questo - lasciando pur spazio alle possibili sorprese, anche alle delusioni - procedere.
Mi è stato chiesto fin da subito "spogliati di tutto". Mi è stato detto "dedicati a me. E' questo che ti chiedo": Lui vuole il primo posto. Per troppo ci siamo attesi l'un l'altro ed è tempo di darci l'uno all'altro totalmente, questo è vero.
I miei occhi han visto, non sono stati ingannati. La voce non era ingannevole. Mi sono ingannato ogni volta non ho creduto appieno ad essa. Amo tante cose e persone, ma niente così tanto da potermene dimenticare. Se mi dimentico di te, Gerusalemme - dice il salmo - mi si attacchi la lingua al palato. Non possiamo più cantare ormai lontani, nella terra del nostro esilio, della nostra deportazione.
Simeone resterà sempre ed a lui ora somiglia il mio nome; spesso - mi auguro - un po' persino la mia vita. E' questo che mi è stato promesso: e so che avverrà.