Chi è che non abbia letto in questi giorni l'intervento di papa Francesco al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa?
Vista dal di fuori - e lui viene da un altro mondo - questa è un'Europa invecchiata. Non so se lo sia anche la sua idea.
E' vecchio il mondo che non sa pensare più in grande e che ha dimenticato cosa sia un umanesimo; è vecchio il mondo dei tecnocrati e degli economisti. Formiamo le nuove generazioni (le formiamo?) basandoci su criteri vecchi: la classica toppa nuova sul vestito vecchio.
Vista dal di dentro invece questa Europa è in crisi di identità e a rischio serio di implosione. Chi siamo? Cosa ci unisce? Che cosa ci tiene assieme?
Esigenze commerciali e finanziarie temo. Della memoria storica e dell'identità dei popoli, delle loro culture, si parla quando si decide della capitale europea dell'anno: per attirare i turisti alla buon'ora.
Del nostro vecchio continente non restano in vita che i vantaggi da tenersi stretti con le unghie e con i denti: siamo l'aristocrazia decaduta del pianeta.
Se all'aristocratico d'un tempo avessi chiesto la natura dei suoi privilegi avrebbe annaspato, convinto che la tradizione (si è sempre fatto così), fosse un valore universale. Sono stati spazzati via; e quelli ancora in auge sono tristi marionette per i turisti di mezzo mondo che attendono ai cancelli il cambio della guardia.
Per svegliarsi occorrerebbe ricercare una memoria ed una identità: una gran fatica, in questo lasciarsi andare dietro ciò che si usa e si getta, globalizzati e irriconoscibili persino a sé stessi.