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I Padri della noia

Pubblicato da enzo cilento su 8 Ottobre 2014, 12:29pm

Tags: #mater et magistra

Mio padre, quello che ho presente, non sta nei cieli e non ha neppure il volto d'un vecchio burbero, o bonario che sia. Non ha una gran barba bianca e neppure gli somiglio molto. Credo che sia in pace con me più di quanto io non lo sia stato con lui; e ha fatto di tutto peraltro per darmi quello che "per lui" era il pane quotidiano. Mio padre soprattutto ha vinto spesso la tentazione di mandarmi al diavolo.

Il padre di cui parla Luca nel suo Vangelo oggi è un padre a cui chiedere di mettere una pietra sulle nostre incomprensioni e sulle nostre differenti valutazioni in merito alle colpe ai meriti, al pane quotidiano ed alle tentazioni.

E' uno a cui si può ricorrere con sufficiente fiducia anche se un buon padre fa sempre - o quasi - quello che egli ritiene sia il meglio per chi gli si rivolge.

I capricci insomma "non attaccano", per così dire.

Mi chiedo di continuo se le mie richieste non siano solo dei capricci. E non posso fare a meno di interrogarmi neppure sull'origine di questa mia natura per così dire, capricciosa. Una volta si chiamava accidia, questa; insoddisfazione uggia: quel male che nel secolo scorso indicavamo col termine di "noia".

Ci annoiamo così spesso; abbiamo così poca pazienza per la noia e la consuetudine insomma. E tutto sembra avere il terribile vizio di diventare consuetudinario, persino i nostri capricci, quelli per cui ci saremmo giocati la vita, dico, almeno per un attimo, almeno a parole.

So che qualcuno, a giusta ragione si chiederà l'obiettivo di questo mio discorrere liberamente. La verità è che dovrebbe liberarci dall'impazienza, un padre; dai deliri di onnipotenza; educarci a non voler tutto, che alla fine è niente; a disciplinarci nei mille desideri che ci fanno stare davanti alla vita come dinanzi ad una vetrina piena di cose che mangeremmo tutte - quantomeno le compreremmo - senza averne gustata neppure una.

Credo che sia la tentazione prima: quella di strafare, il delirio di onnipotenza. La storia di Adamo in fondo insegnerebbe la stessa cosa: il voler tutto è il non sapere scegliere niente.

Chiediamo sempre tanto al Padre perché non sappiamo davvero cosa chiedere. E moriamo di fame; anzi, di insoddisfazione.

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