Non temete l'insulto degli uomini,
non vi spaventate per i loro scherni;
poiché le tarme li roderanno come una veste
e la tignola li roderà come lana,
ma la mia giustizia durerà per sempre,
la mia salvezza di generazione in generazione. (Isaia, 51, 7-8)
Ci vuole coraggio insomma, mentre tutto rema contro e tutto parla contro di te: insulti e scherni. Al più curiosità. Quasi sempre incomprensione.
Ma il cuore - quello sì - lui non si spaura e non si lascia reprimere: pensate in grande!
E' l'invito che mi faccio spesso, ogni mattina: pensa in grande! Di una grandezza che non è intaccata dalla tignola, che non può rodere alcunché; che non è consumata dalle tarme e che è sostenuta da una spinta verso l'essenziale che si chiama in fondo giustizia: perché è di essa, di un senso che abbiamo bisogno, se non vogliamo essere disperati.
Isaia mi giunge in soccorso questa mattina, come uno slancio verso l'assoluto.
Molti inseguono quanto il tempo consuma e cose che non hanno che un breve tempo di vita; altri invece ciò che dura e che nulla può strappare.
So da che parte sto con tutte le mie incertezze e questo mi fa sentire un uomo migliore.
Forse sono le montagne che ho di fronte alla finestra, quest'oggi: di certo, sento di dover scalare; di dover salire; di "alzare al cielo i nostri occhi e guardar la terra di sotto" come incoraggia Isaia, non per dimenticare, ma per puntare anche di qua, ad una prospettiva diversa, che fa respirare, ripartire.