Quei filatteri allungati e quei ricci così ben arrotolati: perfetti e per farsi vedere da tutti.
Le regole da ricordare e rispettare sono centomila, senza che costoro le tocchino neppure con un dito. E' così che è nata la favola dei farisei e degli scribi, dell'ipocrita e dell'infedele...
I capelli, se potessi, vorrei averli lunghi, invece, con un po' di barba; un giorno bionda, un altro, rossa; vorrei una veste comoda e scarpe o sandali per andarmene in giro, anche in mezzo alla polvere: poterla scuotere via dai miei piedi, quando dovessi sentirmi solo sopportato, usato.
Parlerei senza aver paura di nessuno; direi quello che sento; e agire di conseguenza; non scegliere che un solo maestro, quello che mi rispetta; che rispetta tutti, con le loro miserie.
Per far così, lo mettono in croce.
Così va la storia.
Non chiamatemi "padre" - disse - e neppure "maestro"; non fate come quelli che sul web e altrove, in pubblico o talora ben nascosti, camuffati, predicano l'odio, prendendo Dio a pretesto.
Un Dio del genere, signori, non esiste.
Hanno un accento inglese, snobisticamente cockney, questi nuovi macellai; le armi sono spuntate invece, e gli argomenti: poco più di un coltellaccio da cucina, di quelli con seghetto per tagliare il pane a tavola, quello che non avrebbero mai spezzato: con nessuno di noi; e si sentono - a ragione - i signori e i dottori della Legge: Dio salvi la regina e tutti i sudditi suoi.
E' che siamo così scontenti - mentre il presidente Usa gioca a golf e sorride tra i suoi collaboratori, mentre il russo si mostra ancora in tutto il suo splendore di judoka, mentre sentenziano da pappagorge e colli taurini, in preda alla gotta del cattivo potere - che un Dio vendicatore ce lo dobbiamo inventare per forza e noi dobbiamo persino sentirci come il suo braccio.
Parliamo un perfetto dialetto di Londra, dunque, accento ripulito da anni di dizione, risciacquato in Arno, ma siamo inferociti - BR - e alla fede in noi stessi affidiamo la rabbia: roba già vista.
Ero in treno, ieri, di ritorno, e a me di fronte qualcuno, di altra confessione (qui ognuno non confessa che sé stesso), snocciolava i grandi del suo "rosario", mentre un labiale pencolava sulle labbra, col nome rispettabile del suo "Padrone".
Ho ricordato che potevo fare lo stesso: pregando, sperando, che uno dei due potesse a suo modo farsi sentire da Dio, senza livore: per l'altro soprattutto.
Ci siamo guardati con stupore, guardandoci l'un l'altro come allo specchio. Il treno intanto s'infilava in Appennino: gallerie.
Non ditemi "rabbì"; è solo la convivenza che fa da maestra.
Il resto è spocchia, odio rabbia invidia, accento londinese e un rantolo di sangue, alla periferia dell'uomo, quasi nella Malvagità beluina, selvaggia, disperata: scimmie davanti alla telecamera che ingioiano il microfono, dopo la bile.