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Apparente e non trasparente

Pubblicato da enzo cilento su 13 Agosto 2014, 09:51am

Tags: #in vista

Nati in una stessa famiglia e nello stesso tempo, in questo posto e non altrove.

E poi cresciuti assieme: in quel quartiere piuttosto che in un altro; in quella scuola, fino a quella età, tra i quei compagni, magari non i migliori...

Innamorati, altri, e insieme fino a quel punto della vita - bella domanda - : uniti in certo modo per sempre. Almeno nella memoria di quello che è stato.

A ognuno di noi tocca in sorte di essere questa o quella storia che si intreccia - intendo - con altre; che sembra sciogliersi, poi, ad un tratto, chissà..

Chissà perché poi li chiamiamo "legàmi", con una parola tanto brutta, che quasi ha il sapore della prigionia, relazioni incroci incontri e vicende, romanzi vissuti insieme, talora invece solo prosa.

Mi piacerebbe pensare che esista una ragione per tutto questo: per questi passaggi di meteore e polvere che incrociano e intersecano le orbite in caduta: "perché ho incontrato te e non un altro?".

Perché, ora?

Li sento, i miei, di vincoli, con la storia: con i paesi di origine dei miei. Le scale cunicoli, le pietre, vicoli e portoni, castelli e vallate, chiese, persino cimiteri. Ritornandoci, ne sento l'estraneità, non riconoscendoli, perché altra è la memoria, altra è la vita che trasforma: le cose e la memoria stessa, dopotutto.

Le proprie radici - ne vado sempre alla ricerca: degli amori e dei miei entusiasmi: capire la ragione di quell'amore: come ho potuto innamorarmi di lei?.

Tanto che quel che siamo è una serie di legami e filamenti, sfilacciati, cordoni ombelicali, tubi catodici di trasmissione: tagliarli e non avere più memoria di dove siamo approdati.

Liberi e sperduti.

La memoria madre insomma, e padre, anche matrigna e traditrice, talora. Legàti a loro come alla nostra vita.

Un paio di giorni fa, appena, Sant'Anna di Stazzema, settant'anni fa: quel bambino giustiziato, legato col cordone ombelicale al grembo di sua madre, passata per le armi: due storie in una, una vita.

Rimaniamo fatalmente "espressione" di un'origine.

E' il perché che non sempre ci è chiaro: - e non ci rassegniamo - anzi, lo è così poco da lasciarci insoddisfatti, proprio perché in apparenza, privo di una plausibile ragione.

Sarà la volontà di un Dio evidentemente che non vuol sentir ragione delle ragioni di noialtri. E che non sa quanto ci costi questa libertà apparente senza una spiegazione.

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