Potresti girare tutto il mondo e viaggiare da un capo all'altro di questo; ma non troverai quella pace che vai cercando: il malessere te lo porti dentro. Seneca lo diceva al suo amico Lucilio due millenni fa, e noi con lui.
Non esiste il posto delle fragole e neppure quello delle favole.
Di questo scollamento, di questa sorta di disarmonia tra ciò che desidera il tuo cuore, che coltivano i tuoi sogni e quello che il contesto reale sa offrirti, hanno fatto esperienza tanti dei nostri amici; e per molti - prosaici! - consiste in questo il passaggio dall'adolescenza alla maturità.
Paradisi inesistenti e poi paradisi artificiali, per ovviare alla delusione.
Stamattina salivo sul trenino circumvesuviano e mi guardavo attorno: facce tese e cellulari accesi, occhi spenti. Al più, lavoro e attesa per un fine settimana al mare.
Eccolo il serpentone che entra in galleria. Il treno si ferma e qualcuno alza lo sguardo perché per un attimo la luce va via.
Al mio fianco un ragazzo in maniche corte, a strisce, bello; di fronte una giovane donna florida e truccata - un'impiegata immagino; uomini e donne di tutte le età dentro le viscere della terra che dentro si portano inferni e sogni di paradiso.
Ci avevano promesso un consolatore. Uno che ci avrebbe dato ragione delle nostre domande inevase e inesauste: lo pensiamo tutti. Ne son certo...
Ripartiamo a fatica e ognuno riporta lo sguardo da dove lo aveva distolto: io dalla pagina sportiva dove campeggia un fisico statuario di un calciatore che racconta dei suoi sacrifici, della sua depressione, ora superata, della sua vita spesa a inseguire prestazioni eccezionali e risultati.
Ci riversiamo così come un fiume inquieto nei corridoi della stazione adesso e perdo di vista in breve la donna florida e il giovane che mi stava a fianco. Non ne saprò mai nulla: di quello che han letto, di quanto hanno pensato in quel momento di buio in fondo alla galleria; di cosa aspettano per questa sera, prima del fine settimana, dell'estate che viene e della vita che trascorre, passa.
Non so molto di più, se non dagli ultimi messaggi lasciati nelle segreterie, di quelle migliaia che vennero giù a New York dalle Torri, l'11 di settembre.
Ci pensavo mentre guardavo la foto scattata dall'aereo da un mio vecchio amico mentre sorvola quel che è rinato oggi sopra "il cratere".
Inconsolabili esistenze, come altre, private del loro tempo giusto, dei loro progetti e dei loro sogni.
"Cerco un posto a Roma, dove dormire e dove poter riposare; ancor meglio - credo - una tana a poca distanza dove potermi leccare le ferite; un po' di verde fuori dalla porta; un po' di silenzio, ora".
Lascio il messaggio, l'inserzione, sul web, sicuro che qualcuno leggerà e chiamerà; che resterà segno di quello che era nei miei desideri, oggi, alle dieci del mattino, di un giorno come tanti, nel giugno di questo anno, apparentemente perduto.